Guadagnare

Due parole su un verbo che — sempre a nostro modo di vedere — viene molto spesso adoperato se non in modo errato, impropriamente: guadagnare. Il significato del verbo è — come si può leggere su un qualsivoglia vocabolario della lingua italiana — «ottenere o ricevere come utile o profitto da un lavoro, da una prestazione o da uno scambio commerciale». Il verbo, insomma, implica una fatica fisica o morale.
È adoperato correttamente, quindi, in frasi tipo guadagnare 250 euro il mese; è riuscito a guadagnarsi la simpatia di tutti gli astanti; oppure, guadagnare terreno, vale a dire conquistarlo avanzando con fatica; guadagnare tempo, ottenerlo, cioè, con qualche artificio. Come si può vedere, dunque, negli esempi sopra citati c'è sempre l'idea dal lavoro, della fatica.
Non è corretto usarlo in frasi — come si legge spesso sulla stampa — ha guadagnato 300 mila euro nel gioco delle scommesse. Dov'è la fatica? In questo caso e in altri simili il verbo appropriato è vincere.
Insomma — non vogliamo essere ripetitivi — in frasi in cui non è sottintesa l'idea della fatica, l'uso del verbo guadagnare è errato o, per lo meno, improprio.
Non si dirà,quindi, guadagnare l'uscita; guadagnare in fretta la fuga; la nave ha guadagnato il porto in nottata e frasi simili. In buona lingua ci sono verbi propri che fanno alla bisogna: raggiungere, arrivare, entrare, giungere e simili.

11-07-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Orchestrali? No, professori d'orchestra

Perché professori d’orchestra e non orchestrali? Perché — anche se siamo sbugiardati dai vocabolari e da qualche linguista d’assalto — il termine è solo aggettivo e tale deve rimanere.

È errato dire, per esempio, il pubblico in sala ha contestato gli orchestrali; si dirà, correttamente: il pubblico ha contestato i professori d’orchestra.

Orchestrale, ripetiamo, è solo aggettivo: corpo orchestrale, musica orchestrale. I sostantivi che fanno alla bisogna, secondo i casi, sono, insomma: sonatore, maestro, professore d’orchestra. I vocabolari, come detto… ma tant’è.

10-07-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Due vocaboli burocratici

Due vocaboli che in uno scritto sorvegliato sono da evitare, se impiegati impropriamente: ordinativo e ordine.
Il primo, in buona lingua italiana, è solo aggettivo: numeri ordinativi; principi ordinativi e simili. È invalso l’uso — a nostro modo di vedere errato — di adoperarlo in funzione di sostantivo nel significato di commissione, mandato, ordinazione e simili: ordinativo di merci; ordinativo di pagamento.
Chi ama il bel parlare e il bello scrivere dirà, correttamente: mandato di pagamento, commissione di merci e simili. Lascerà l’uso “errato” al gergo burocratico, anche se i vocabolari non sono dalla nostra parte.
Quanto al secondo vocabolo (ordine) non è adoperato correttamente — sempre a nostro avviso — nella locuzione in ordine a: ‘in ordine alla sua proposta, le comunico che…’. Diremo: in relazione a; quanto a; rispetto a e simili: ‘quanto alla sua (in relazione alla; rispetto alla) proposta, le comunico che…’.
Pedanteria? Giudicate voi, amici amatori della buona lingua.

07-07-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




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