Amovibile e inamovibile
Si presti attenzione a questi due aggettivi, perché molte persone credono che siano l’uno sinonimo dell’altro e li adoperano, sbagliando, indifferentemente. Hanno significati completamente opposti.
Il primo, amovibile, non è formato — come molti credono — con alfa privativo greco, viene dal latino amovèree significa che può essere rimosso, che si può spostare; il secondo, inamovibile, è composto con il prefisso in-e amovibilee vale che non si può spostare, che non si può rimuovere.
Il prefisso in-anteposto a un nome o a un aggettivo conferisce a questi un significato contrario. Si clicchi su amovibile e inamovibile
Sopra il o sopra al?
A proposito di sopra il o sopra al, il prof. Marco Grosso, moderatore del foro Cruscate, ci fa notare — nonostante il silenzio delle grammatiche sull’argomento — che le preposizioni improprie soprae sotto possono reggere la preposizione a anche se non sono seguite da un pronome personale, e riporta esempi illustri. Eccoli:
Un cipresso, da sopra una sporgenza che non si vede, pareva sospeso sopra allapianura. (Tozzi)
L'incisore gli formò la cornice di pelle e zampe di lupo; e la testa del lupo assai simile di struttura sta sopra alla testa dell'uomo. (De Sanctis)
Continuando adunque il discorso vi dico che, conosciuta la vostra disposizione a venir qui ad abitare, ove alcun impiego ci fosse, abbiamo parlato a chi è sopra alla pubblica istruzione. (Leopardi)
Senza sonno i' giacea sul dì novello, E i destrier che dovean farmi deserto, Battean la zampa sotto al patrio ostello. (Leopardi)
Moltissime ne bruciò; parecchie di minor conto le lasciava cadere stracciate sotto altavolino. (Foscolo)
Ma tu co 'l pugno di peccati onusto / Calchi a terra quei capi, empio signor, / E sotto al sangue del paterno busto / De le tenere vite affoghi il fior. (Carducci)
Nell’uso corrente, però, le predette preposizioni si uniscono direttamente al sostantivo tramite l’articolo: sopra il tavolo; sotto il tetto.
Corbellerie... (2)
Riprendiamo il discorso sulle corbellerie linguisticheperché ci piacerebbe che le grammatiche smettessero di riportarne una dura a morire. Ci riferiamo al famoso sé pronome, che perde l’accento quando è seguito da stesso o medesimo. È una corbelleria, appunto.
Sappiamo benissimo che l’argomento è trito e ritrito, ma non ci arrendiamo fino a quando le così dette grandi firme del giornalismo continueranno, presuntuosamente, a indurre in errore i lettori sprovveduti togliendo il cappello (leggi: accento) al pronome sé (quando è seguito da stesso o medesimo, appunto).
Il pronome “sé” si accenta sempre. Non lo sostiene l’umile estensore di queste noterelle. Lo hanno stabilito fior di linguisti, tra i quali Amerindo Camilli, certamente molto più autorevole di alcuni illustri sconosciuti, autori di grammatiche varie (indegnamente adottate nelle scuole di ogni ordine e grado e pedissequamente rispettate dai giornalisti che fanno opinione linguistica). Ma sentiamo il Camilli.
«Stabilito che il ‘sé’ pronome si distingue dal ‘se’ congiunzione per mezzo dell’accento, è assurdo andar poi a ricercare quando sia più e quando meno riconoscibile per dare la stura alle sottoregole e alle sottoeccezioni. E l’avere stranamente scelto proprio quelle due combinazioni (se stesso, se medesimo, ndr) e l’aver lasciato con l’accento, per esempio, il sé finale di frase, assolutamente inconfondibile con la congiunzione, o locuzioni come ‘per sé stante’, ‘di sé solo’, ‘a sé pure’, che si trovano nella stesse condizioni di ‘sé stesso’ e di ‘sé medesimo’, testimonia solo la mania delle distinzioni e suddistinzioni a vanvera di cui qualche volta soffrono i grammatici».
Sé stesso e sé medesimo, con i vari plurali e femminili, con tanto di accento, sempre. E basta! Si clicchi QUI.
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