Dare il sapone
Roberto uscì dal colloquio con il primo dirigente dell’ufficio personale con gli occhi stralunati, era sconvolto, fuori di sé: non riusciva a capire il motivo per il quale non era stato assunto nonostante avesse strabiliato — con la sua preparazione professionale — i componenti l’ufficio assunzioni.
Non riusciva a darsi pace, aveva un urgente bisogno di lavorare per mantenere la famiglia, composta da moglie e cinque figli. Strada facendo si ricordò di una frase che gli disse un amico qualche giorno prima del colloquio, frase che lì per lì non afferrò: «Quando sarai convocato dal dirigente non dimenticare di portare con te un po’ di sapone, ti sarà utile al momento opportuno». All’improvviso ne afferrò tutta la sua portata: era un modo di dire per far capire che avrebbe dovuto fare un pensierino al primo dirigente.
Dare il saponesignifica, infatti, offrire regalie, dare generose ricompense a chi esercita un ufficio per ottenere un trattamento di favore. Significa, insomma, per parlare fuor di metafora, corrompere qualcuno.
Puccio Lamoni, nelle note al Malmantile racquistato (un poema burlesco) così spiega la locuzione: «Come nell’insaponare una carrucola o una ruota si facilita il veicolo, e si fa che non strida». Così, potremmo dire, insaponando una persona si facilita la nostra... richiesta.
Piantar carote
Quel giorno, Giuseppe, noto per le sue sbruffonate, la raccontò proprio grossa: immerso nei suoi pensieri, durante la consueta passeggiata pomeridiana si ritrovò, a un tratto, al Lido di Roma, che dista dalla città eterna circa 30 chilometri.
Vi lasciamo immaginare, gentili lettori, se i suoi amici se la sono bevuta. Parecchie persone hanno il vizio di raccontare baggianate tanto che, alla fine, ci credono esse stesse. Costoro, come recita il modo di dire, non fanno altro che piantar carote.
Questa locuzione, infatti, si adopera per mettere in evidenza il fatto che una persona — sia pure inavvertitamente — racconta un sacco di frottole, una dopo l’altra.
Per la spiegazione ricorriamo alle note linguistiche di Puccio Lamoni al “Malmantile”: «Ficcar carote vuol dire quando uno, inventando qualche novella o trovato, lo racconta poi per non suo acciocché più agevolmente gli sia creduto (...). Si dice ‘piantar carote’, perché questa pianta fa grossa radice e cresce assai ne’ terreni dolci e teneri: ed uno facile a credere si dice uomo dolce e tenero».
Il plurale di uno? Uni
Tutto ciò che occorre sapere per il corretto uso di uno. Pochi, crediamo, sanno che — anche se di uso raro o letterario — esiste il plurale di uno e di una: uni e une.
Vediamo, dunque, ciò che dice, in proposito, il Dop, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia, cliccando qui.
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