Perché temere è piano e credere è sdrucciolo?

Ci scrive Emanuele F. da Lecco: «Cortese sig. Raso, le sarei veramente grato se potesse spiegarmi il motivo per cui l’infinito dei verbi della seconda coniugazione, quelli in “-ere” per intenderci, si presenta ora in forma piana ora in forma sdrucciola (temére, crédere). Certo di una sua cortese risposta, la ringrazio in anticipo e le porgo cordiali saluti».

Gentile Emanuele, la ragione va ricercata — come sempre — nell’origine della nostra lingua, cioè nel... latino. Nell’idioma dei nostri padri esistevano due coniugazioni in -ere, di cui una con l’infinito piano (vidère, vedere), l’altra con l’infinito sdrucciolo (lègere, leggere), che costituivano, rispettivamente, la seconda e la terza coniugazione.
Queste due coniugazioni latine, che differivano non solo nell’infinito ma anche in altre forme, si sono unificate nella parlata durante il passaggio dal latino al volgare (l’italiano) mantenendo, però, la distinzione di accentazione dell’infinito, mentre le altre forme sono divenute uniche per entrambe le coniugazioni.
Da notare che a questa coniugazione (in -ere) appartengono i verbi faree dire, anche se alcune grammatiche li classificano,erroneamente, nella prima faree nella terza direconiugazione. Appartengono ambedue, come dicevamo, alla seconda coniugazione essendo le forme sincopate dei verbi latini fa(ce)ree di(ce)re.
La sincope, sarà bene ricordarlo, è la caduta di una o più lettere nel corpo di una parola. La prova del nove di quanto affermiamo si ha se si confrontano alcuni tempi e modi dei verbi fare e dire con altri della seconda coniugazione: facevo (temevo); dicevo (temevo); facessi (temessi); dicessi (temessi).

31-05-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Tacchi a spillo

Ci scrive Resi: «Cortese Dott. Raso, volevo chiedere un suo autorevole parere in merito a questa espressione letta su un giornale: "Per le signore, l'accessorio protagonista sono le scarpe con tacchi a spillo rigorosamente di 12 cm". Secondo me la corretta dizione è: "L'accessorio protagonista è la scarpa con tacco a spillo rigorosamente di 12 cm." Può sciogliere questo dubbio? La ringrazio anticipatamente e le faccio i complimenti per lasuailluminante rubrica».

Gentile lettore, con il predicato nominale (cioè il verbo essere seguito da un sostantivo) l'accordo si può fare tanto con il soggetto (accessorio) quanto con il sostantivo di riferimento. Sono corrette, per tanto, sia la frase del giornale sia la frase proposta da lei. È solo questione di gusti stilistici personali.

30-05-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Essere in vena di…

Tutti conosciamo questo modo di dire che significa essere nelle condizioni migliori per fare una cosa; essere, quindi, ben disposti.

Sembra che l'espressione risalga al linguaggio dei sanitari di un tempo. Quando questi, visitando il malato, avvertivano che la vena (o meglio, l'arteria) pulsava in modo regolare dicevano che il paziente era in buona vena e ciò era considerato un ottimo segno che faceva sperare bene; era un segnale, insomma, di buona disposizione dell'organismo a riacquistare le perfette condizioni.

Dal linguaggio prettamente medico l'espressione è passata nel linguaggio comune, in senso metaforico, e si adopera per dire di trovarsi nelle migliori condizioni di spirito per affrontare una determinata faccenda.

29-05-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




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