Parole: vuote e piene

Due parole sulla... parola. In grammatica, si intende per parola una sillaba (o l’insieme di più sillabe) che abbia un significato nell’ambito di una lingua. La parola può essere orale o scritta, e si suole dividerla in due classi: parole pienee parole vuote.
Appartengono alla prima classe quelle che hanno un preciso significato e sono dette, appunto, piene(di significato); fanno parte della seconda classe, invece, le parole che sono vuote(di significato).
Appartengono alla prima categoria, insomma, gli aggettivi (bello, mio, questo), i verbi (lavorare, giocare), gli avverbi (ora, sempre, domani), i numerali (primo, terzo), i nomi di persona, di cose, di animali, i nomi che indicano uno stato d’animo, un avvenimento, una sensazione ecc.
Si classificano tra le parole vuote, invece, quelle che servono a sostituire o a collegare tra loro le parole piene di una proposizione come: gli articoli, le congiunzioni, le preposizioni e le interiezioni. La preposizione da, per esempio, o il pronome qualeda soli non hanno alcun significato, sono, quindi, parole vuote.
Attenzione, però, a non confondere le parole vuote con quelle “astratte”. Queste ultime, anche se non si toccano, come la bellezza o la bontà, hanno un significato ben preciso, sono, per tanto, parole piene.

03-05-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Sistemizzare

Dalla rubrica di lingua del quotidiano la Repubblica in rete:

Gina scrive:
«si usa la parola sistemizzare per indicare la formazione di un sistema?»

Linguista scrive:
«Il Grande Dizionario italiano dell’Uso non riporta questo verbo. Esso risulta usato raramente su Internet, in documenti scientifici o burocratici col significato di ‘integrare qualcosa in un sistema’ o anche intransitivamente, come ‘integrarsi in un sistema’».

È interessante notare che, anche se non «lemmato» nei vocabolari, il verbo in questione si trova in molti libri; uno, addirittura, del 1820. Si clicchi QUI.

02-05-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Perché non loautomobile?

Forse non tutti sanno che l’automobile, quando nacque, era propriamente un aggettivo: vettura automobile, vale a dire vettura che si muove da sé.

In seguito il termine si è tramutato in sostantivo, o meglio in aggettivo sostantivato di genere femminile perché si sottintende, appunto carrozzao vettura.

È occorso del tempo, però, perché si affermasse il genere femminile. Non mancano esempi, infatti, in cui il termine è adoperato al maschile: «S’arresta un automobile fremendo e sobbalzando» (Gozzano).

Ciò è dovuto al fatto che, all’inizio, si sottintendeva anche carroo veicolo. Oggi è solo femminile, ricordiamolo, e abbreviato, comunemente, in autocon tanto di articolo femminile: un’auto.

28-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink