«Scranno»? No, scanno
Speriamo di non attirarci gli strali di qualche linguista così detto d’assalto o progressista se scriviamo che, anche se in uso, la grafia scranno è errata. Il seggio su cui siedono deputati, senatori, giudici, consiglieri comunali e regionali, cardinali in conclave ecc. si chiama scanno (senza l’inserimento della rdopo la c).
Il vocabolo proviene dal latino scamnum (sgabello). Probabilmente il termine errato, ed entrato nell’uso, è nato per corruzione della voce scranna che deriva dal longobardo skranna (panca).
Di qui è nata la locuzione sedere a scranna, vale a dire erigersi a giudice per sentenziare.
Abaco e... abbaco
La quasi totalità dei vocabolari che abbiamo consultato riportano abbacocome variante di abaco. Sullo stesso piano l'etimologo Ottorino Pianigiani. Le cose non stanno proprio così, e volendo sottilizzare potremmo fare un distinguo (anche se saremo contestati — certamente — da qualche grande linguista).
Scriveremo abaco(con una b) per designare la parte superiore del capitello di una colonna su cui poggia l’arco o l’architrave; con due b(abbaco), invece, per indicare il libro con le prime nozioni di aritmetica e anche una sorta di pallottoliere.
Nel plurale entrambi i termini mutano la desinenza -coin -chi: abachie abbachi. Sulla stessa lunghezza d’onda, ci sembra, il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia.
Difilato e defilato
Sembra incredibile ma è vero: molte persone credono che difilatoe defilatosiano l’uno sinonimo dell’altro e usano i due termini indifferentemente. No, non è così.
Il primo è avverbio e sta per celermente, direttamente, velocemente; il secondo termine è aggettivo e vale appartato: il giovane se ne stava defilato in un angolo.
Secondo il Sabatini Coletti la voce è attestata dal 1855, Aldo Gabrielli, invece, la data una cinquantina d’anni più tardi. Ma diamo la “parola” al Gabrielli.
«Neologismo, dal francese ‘défilé’, nato con la I guerra mondiale (1914—18): zona defilata, truppe defilate; cioè terreno, truppe fuori della vista o dei colpi del nemico. L’italiano dice la stessa cosa con vocaboli e modi suoi: ‘coperto’, ‘al coperto’, ‘protetto’, ‘fuori tiro’, ‘in angolo morto’: truppe al coperto, zona protetta o in angolo morto, terreno coperto e simili».
Questo francesismo, ormai, è entrato a pieno titolo nel nostro lessico e non ci sentiamo di condannarlo. Raccomandiamo solo di non confonderlo — come dicevamo all’inizio — con l’avverbio, difilato, che ha tutt’altro significato.
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