Una cospicua eredità

Sappiamo già che quanto stiamo per scrivere non avrà l’approvazione di qualche linguista, anche perché i vocabolari ci smentiscono. Ma andiamo avanti convinti della bontà di quanto sosteniamo.
Intendiamo parlare dell’uso improprio che si fa dell’aggettivo cospicuo, che propriamente significa famoso, celebre, illustre, insigne, egregio, eminentee simili: quell’uomo discende da una famiglia cospicua (illustre, celebre, ecc).
Con il trascorrere del tempo gli è stato dato un significato che, a nostro modo di vedere e stando all’etimologia, non ha: numeroso, abbondante, ricco, copioso, grosso, ingentee simili: Giuseppe ha ricevuto una cospicuaeredità.
Si faccia attenzione, inoltre, a scrivere l’aggettivo correttamente, con la “c”, non con la “q” come ci è capitato di leggere su un quotidiano che si picca di fare opinione, e come si legge, anche, in... cospicui (numerosi) libri.
A scusante, si fa per dire, degli autori c’è da dire che non esisteva questo dizionario.

20-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


La (arte) cucinaria non è degradante

Ciò che stiamo per scrivere farà storcere il naso a qualcuno, ma non possiamo sottacere l’uso improprio — a nostro avviso — che taluni fanno dell’aggettivo degradante , spalleggiati, purtroppo, da alcuni vocabolari.

Degradante, dunque, è il participio presente del verbo degradare , che significa privare del grado : quell’ufficiale è stato degradato. E solo in questo significato — in buona lingua — andrebbe adoperato. All’infuori di questa accezione si dovrebbero adoperare altri aggettivi che fanno alla bisogna: avvilente, umiliante e simili. Non diremo, quindi: Giulio è stato costretto a un lavoro degradante , ma, correttamente, a un lavoro umiliante.

C’è anche un caso inverso, però, un aggettivo ritenuto scorretto, che... scorretto non è: cucinario. Molti linguisti, infatti, lo condannano e consigliano culinario. Quest’ultimo aggettivo, invece, pur avendo origini latine ( Etimo.it - culinario ) è un francesismo da evitare. Meglio, dunque, arte cucinaria, non culinaria. Ma tant’è.

19-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Declinare e detenere

Altri due verbi della nostra bellissima lingua adoperati impropriamente e sempre con la complicità dei soliti vocabolari: declinare e detenere.

Cominciamo con l’analizzare il primo, che propriamente significa piegare, calare, modificare, scendere inclinandosi e simili: le colline declinano verso il mare. Non è adoperato correttamente, dunque, nell’accezione di rifiutare, dichiarare, dare e simili: Giovanni ha declinato

l’invito; la polizia ha chiesto ai presenti di declinare le generalità. In questi casi ci sono altri verbi che fanno alla bisogna: respingere, rifiutare, ricusare, rinunciare, dichiarare, dire, esporre , a seconda del contesto. Si dirà correttamente: Giovanni ha rifiutato l’invito; la polizia ha chiesto ai presenti di dichiarare le generalità.

Il secondo, detenere, vale ‘tenere presso di sé (qualcuno o qualcosa) con la forza’ e solo con questo significato andrebbe adoperato. I detenuti non sono trattenuti “con la forza”? Non ci sembra corretto, quindi, usarlo in altre accezioni come, per esempio, “detenere un primato”, “detenere il brevetto” e simili. Anche in questi casi ci sono altri verbi per l’occorrenza: vantare, tenere, avere, possedere ecc.

18-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




I nostri siti
En français
In english
In Deutsch
En español
Em portugues
По русски
Στα ελληνικά
Ën piemontèis
Le nostre applicazioni mobili
Android