Portacenere o posacenere?
È preferibile, in buona lingua, posacenere, sebbene sia più comune portacenere. Perché? Perché i prefissi porta- e posa- non sono sinonimi.
Il primo si adopera per designare oggetti fatti per portare a lungo ciò che esprime il nome (portaritratti); il secondo per indicare oggetti su cui si posa temporaneamente qualcosa (posaferro[da stiro]). Il portaritratti resta, non si getta; la cenere si getta e il ferro si toglie dal... posaferro.
È bene ricordare, anche, che sia portaceneresia posacenere sono sostantivi maschili invariabili: il portacenere, i portacenere; il posacenere, i posacenere.
I sostantivi maschili formati con una voce verbale e un sostantivo femminile singolare (porta, verbo e cenere, sostantivo femminile) nella forma plurale non cambiano.
Non sono potuto entrarci
A proposito di non sono potuto entrarci, costrutto che un accademico della Crusca, Luca Serianni, ritiene corretto, riportiamo quanto scrive il prof. Marco Grosso, moderatore del sito Cruscate:
«Ho spulciato la LIZ con questa ricerca: potuto/dovuto/voluto andarci/andarvi/entrarci/entrarvi e i risultati confermano che in questi casi si usa avere: con essere c’è un solo esempio, di Manzoni, ma si tratta d’un costrutto col si impersonale: La strada era allora tutta sepolta tra due alte rive, fangosa, sassosa, solcata da rotaie profonde, che, dopo una pioggia, divenivan rigagnoli; e in certe parti più basse, s’allagava tutta, che si sarebbe potuto andarci in barca (Manzoni, I Promessi sposi, cap. 11). Qui sarebbe agrammaticale si avrebbe potuto andarci perché il si impersonale seleziona essere.
Tutti gli altri esempi sono con avere: ...perciò smontando lì i miei compagni tutti ristretti seguitorono gl’Indiani, e arrivammo allo scoglio così presto che non ebbero tempo di rompere i ponti, perché levandoli non averemmo potuto entrarvi. (Ramusio, Relazioni sul Guatemala, Relaz. 2)
Occorreva ch’egli facesse una corsa a questa villa, di cui da un poco gli parlava il Botola, posta in una bellissima posizione, in pieno mezzodì, già ammobiliata, con un giardino ombroso fino al lago; e avrebbe potuto andarci quando Arabella cominciasse ad uscir dal letto. (De Marchi, Arabella, I, 13, «Prime scaramucce»)
Il mio cardinale è andato a’ bagni: io non ho potuto andarvi; e poi m’è sopraggiunta la febre, da la quale non sono ancora libero. (Tasso, Lettere, G1135)
...la risposta del qual re era che lodava la celebrazione del concilio, ma non approvava il luogo di Trento, allegando per raggioni che i suoi non averebbono potuto andarvi, e proponeva per luoghi opportuni Costanza, Treveri, Spira, Vormazia o Aganoa.(Sarpi, Istoria del Concilio tridentino, libro 5, 32)
Lelio Fornari, conoscendo il marito solamente di vista, non avrebbe potuto andarvi senza un invito speciale: aveva portato le due carte da visita al palazzo il giorno dopo la presentazione, e tutto era rimasto lì. (Oriani, Oro Incenso Mirra, Oro, 2)
Ei andava a visitare il carcame del grigio in fondo al burrone, e vi conduceva a forza anche Ranocchio, il quale non avrebbe voluto andarci... (Verga, Vita dei campi, «Rosso Malpelo»)
Scappò di corsa verso il mare, come se sull’Emilia avesse voluto andarci a nuoto. (Zena, La bocca del lupo, 16)
Mi pare dunque consigliabile seguire tale uso e lasciare essere a un italiano alquanto innaturale».
Cavaliere e... cavaliere
Un cortese lettore di Lamezia Terme (CZ) — che desidera conservare l’anonimato — ci ha inviato una squisitissima elettroposta con la quale ci rimprovera di avere abbandonato la trattazione dell’origine di alcune parole di uso comune e dal significato... recondito. Per farci perdonare la mancanza ci suggerisce di parlare dell’origine dei cavalieri.
Perché, per esempio, si domanda (e ci domanda) il gentile lettore, l’uomo che fa coppia con una donna in un giro di danza si chiama cavaliere. Quale relazione intercorre tra il cavalcare e il danzare? Lo accontentiamo subito.
Dobbiamo prendere, però, il discorso alla lontana e risalire all’istituzione medievale della Cavalleria in cui militavano, solitamente, i figli cadetti (non primogeniti) esclusi da tutta o gran parte dell’eredità. Il termine cavaliere aveva, in origine, due distinti significati: colui che andava a cavallo e giovane nobile — escluso dall’eredità — che militava nella Cavalleria.
Le tradizioni di questa nobile istituzione (la Cavalleria) volevano che i suoi adepti si mettessero al servizio di tutte le cause importanti, tra le quali l’ossequio e la protezione della dama, che — con solenne giuramento, all’atto dell’investitura — ogni cavaliere si impegnava di onorare e di scortare per difenderla dalla violenza e dalle eventuali offese.
Allorché la Cavalleria, come nobile istituzione, morì, rimase vivissimo nel cuore di tutti — nobili e popolani — il ricordo delle antiche gesta e degli altissimi ideali di cortesia e di civiltà per cui il termine cavaliere, come semplice appellativo, mantenne due accezioni distinte ma strettamente legate alla comune origine: a) nobile appartenente al primo gradino dell’araldica nobiliare (cavaliere, barone, conte, marchese, duca, principe); b) persona dall’animo nobile e di sentimenti generosi e rispettosi verso la donna (dama), al cui servizio si mette come gli antichi cavalieri medievali. Con tutta probabilità, quindi, quando chiamiamo cavaliere il “danzatore”, cioè l’uomo che fa coppia con una donna nel ballo, ci rifacciamo alla seconda accezione.
Al primo significato, invece, debbono essersi riallacciati i nostri legislatori quando hanno scelto il titolo di cavaliere da conferire a un cittadino — qualunque sia la sua condizione economica e sociale — come riconoscimento di merito: è la nobiltà (non di sangue) che ciascuno di noi si conquista con il lavoro, la probità, la dedizione ai grandi ideali. Il cavalierato attuale, insomma, è un titolo nobile che non si acquisisce per nascita e non si tramanda ai propri discendenti.
Tutti sappiamo, per esempio, che il nostro Paese concesse il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto ai superstiti della Grande Guerra in segno di riconoscenza della Nazione verso coloro che sacrificarono la giovinezza e arrischiarono la vita per la difesa e l’indipendenza della Patria.
- Dizionario italiano
- Grammatica italiana
- Verbi Italiani
- Dizionario latino
- Dizionario greco antico
- Dizionario francese
- Dizionario inglese
- Dizionario tedesco
- Dizionario spagnolo
- Dizionario greco moderno
- Dizionario piemontese