Preoccupazione per la linguistica

Facciamo nostre le considerazioni espresse nel sito di “Cruscate” circa l’avvenire del nostro idioma.
In Italia linguisti e lessicografi hanno deciso che non si prescrive più nulla, si descrive soltanto. Si registra scrupolosamente tutto quello che viene scritto, ivi compresa la rete.
Dobbiamo dunque essere così fiduciosi da credere che i parlanti conoscono la loro lingua a tal punto che essa si regoli da sé?
Lasciamo stare i forestierismi, che in italiano hanno un tasso superiore a ogni altra lingua neolatina. Guardiamo invece solo ai fatti di sintassi: dagli inerenti il ai vicino Roma sfioriamo l’analfabetismo. È anche mancanza di lettura, di buona lettura. Sorvoliamo anche questo.
Molti italiani hanno dubbi legittimi, li sottopongono in certi siti, e molto spesso le risposte o sono incomplete, o sono sbagliate. Ma la cosa più preoccupante è che sono redatte, sovente, in un italiano scorretto.
28-03-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Non saper fare pepe di luglio

Ecco un altro modo di dire sconosciuto ai più — in quanto desueto, per la verità — che vuol dire non saper fare neanche le cose più facili. Quest’espressione, dunque, si usa nei confronti di una persona che non ha alcun talento e indica, per l’appunto, dappocaggine.
Far pepe, e veniamo al dunque, consiste nell’accozzare insieme tutti i polpastrelli della mano, vale a dire la sommità delle dita. Le dita così congiunte e strette a quel modo somigliano al bussolotto entro il quale si conserva il pepe in polvere e da cui si sparge sulle vivande.
Ora può capitare che nei mesi invernali — con le dita aggranchite per il freddo — qualcuno non riesca a far pepe, mentre lo può fare benissimo nei mesi estivi. Se, però, non vi riuscisse neanche a luglio, non sapesse far pepe di luglio — con le dita sgranchite — sarebbe proprio una persona di scarso... talento.
In senso figurato, quindi, la locuzione si riferisce a colui che non è in grado di far niente; in altre parole si dice di persona con poco sale in zucca, per tanto non intelligente e alquanto stupida.
L’espressione far pepe significava, in origine, deridere, dileggiare e l’uomo è portato, per sua natura, a deridere i suoi simili che non sono stati baciati dalla fortuna.

25-03-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Dappoco e da poco

Questo aggettivo invariabile che, riferito a una persona significa di poco merito e di scarsa importanza se riferito, invece, a una cosa, può essere univerbato (dappoco) e scisso (da poco).
È preferibile l’univerbazione se si parla di una persona: è un uomo dappoco. Con grafia attaccata abbiamo un bell’esempio del Boccaccio: «Chi è dappoco, se perde lo stato, non ha di che dolersi».
In grafia scissa parlando di una cosa: Non preoccuparti per una vicenda così da poco. Va da sé che se si usa in senso temporale sarà sempre in grafia scissa: Giovanni l’ho incontrato da poco.
Si può adoperare anche come aggettivo sostantivato, in questo caso l’univerbazione è obbligatoria: Non sopporto le persone false e i dappoco.
Fino a qualche secolo fa c’erano anche i plurali dappochi e dappoche.

24-03-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink




I nostri siti
En français
In english
In Deutsch
En español
Em portugues
По русски
Στα ελληνικά
Ën piemontèis