La rumentiera e la poscondola
Altre parole relegate nella soffitta della lingua ma da inserire, a nostro modesto avviso, tra quelle da salvare: rumentiera e poscondola.
Il primo termine, usato (era usato?) soprattutto nel gergo marinaro, indica una cassetta per il trasporto dei rifiuti. Proviene da una voce dialettale settentrionale ruménta o raménta (spazzatura), a sua volta dal latino ramentum (scheggia), derivato di radere (piallare). Il vocabolo si può vedere cliccando su questi collegamenti:
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Il romanzo contemporaneo: atti del trentesimo Seminario Biblioteca Pro ... — Pagina 40
Ellittiche
Il secondo, che significa piccolo prato (nascosto) tra le macchie e nei boschi, proviene dal latino positus (situato), post (dopo) e condere (racchiudere): racchiuso dopo o racchiuso tra. Il vocabolo riesumando si può leggere collegandosi a:
Supplimento a'vocabolarj italiani, Volume 6? — Pagina 458
Giovanni Gherardini
Alcuni modi di dire (di uso popolare)
Rispondiamo ai quesiti postici da alcuni amici lettori che ci hanno chiesto di non copincollare le loro domande.
Cominciamo con la locuzione di uso prettamente popolare e, quindi, da evitare: prendere per i fondelli. Il significato di quest’espressione — forma spurgata di quella ancora più volgare, prendere per il... — è chiarissimo: prendere in giro, burlare. In senso figurato una persona viene afferrata per i fondelli, vale a dire per la parte rinforzata del fondo dei calzoni (specialmente i calzoni dei cavallerizzi) e fatta girare (prendere in giro) al fine di metterla alla berlina.
Quanto alla locuzione il più pulito ha la rogna, si spiega da sé. Sempre in senso figurato, colui che predica bene, che ha sempre da ridire sul comportamento poco ortodosso degli altri, farebbe bene a stare zitto, invece, perché non si accorge che anche lui, che dentro si ritiene più pulito, ha la... rogna, le sue pecche.
Anche l’espressione la legge è per i fessi, si spiega da sola. I fessi, vale a dire le persone sciocche, non sono in grado di aggirare una legge; non sono capaci di mettere in pratica un altro modo di dire: fatta la legge, trovato l’inganno.
L’ultima espressione, ma cos’è, una repubblica?, si adopera quando si vuol mettere in evidenza il fatto che — in determinate circostanze — ciascuno fa quello che vuole. La locuzione si usa — in senso soprattutto scherzoso — riferita, in modo particolare, alla confusione disordinata di una famiglia, di una comunità in cui tutti vogliono comandare in base alla res publica, alla cosa pubblica.
Il solecismo
Il termine non è — come il suffisso -ismo farebbe pensare — una disquisizione filosofica sul... sole; il vocabolo, da non confondere con il barbarismo, è un grossolano errore di grammatica, di pronuncia e di sintassi. Proviene, manco a dirlo, dal greco σολοικισμός (soloikismòs), derivato dalla città di Soli, in Cilicia, dove si parlava un greco assai scorretto.
I Greci, dunque, chiamarono solecismi tutte quelle parole che nella pronuncia, nella grafia e nei vari costrutti non rispecchiavano la purezza della lingua. Il termine è poi giunto a noi con lo stesso significato: grossolano errore.
Sono solecismi, vale a dire veri e propri errori, per esempio, più meglio, a gratis, vadi, venghi, un’uomo, coscenza, soddisfando, stassi, se mi darebbero, ce n’è molti, la meglio cosa, qual’è, ci ho detto, gli uovi, è bello come tu, autodròmo.
Potremmo continuare ancora essendo molti i solecismi riferiti alla pronuncia: zàffiro in luogo di zaffìro; rùbrica invece di rubrìca; leccòrnia in luogo di leccornìa; guàina in luogo di guaìna; mòllica invece di mollìca; pesuàdere al posto di persuadére.
Potremmo andare avanti, ma non vogliamo tediarvi oltre misura e offendere i vari oratori che dai numerosi salotti televisivi ci propinano i loro sfondoni immortalati anche nei libri, che le persone accorte in fatto di lingua non compereranno mai.
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