In linea di massima
Perché si dice in linea di massima?
Massima è il femminile di massimo, a sua volta superlativo di magnus, grande, e significa regola generale (forse è appunto un aggettivo sostantivato, con ellissi della parola regola).
Ed ecco perché in linea di massima corrisponde esattamente all’espressione in linea di principio, dove anche principio significa regola generale. Dunque, per capire l’espressione bisogna scinderla in due. 1) In linea di e 2) massima.
Linea, secondo lo Zingarelli (II-3, fig.) significa anche modo di comportarsi, norma seguita, indirizzo di fondo di un’azione. Dunque, nella sua totalità, l’espressione potrebbe essere così tradotta: 1) seguendo i principi 2) della regola generale.
Una frase come: In linea di massima siamo benevoli con chi si scusa, ma deve pagare i danni, significherebbe: Di solito, ma non sempre, siamo benevoli con chi si scusa, e dunque se lo perdoniamo dovrà dirci grazie: ma che non pensi di esimersi dal rifondere i danni.
Obietto ancora che, come ha detto qualcuno, l’etimo sia l’intimo significato della parola. Questo è ciò che si riteneva agli inizi degli studi etimologici ma in linguistica, per quanto ne so, è oggi universalmente accettato il principio che il vero significato di una parola è quello che le assegnano i parlanti nell’uso della lingua.
Gêne, in francese significa fastidio, imbarazzo, e deriva da Gehenna, l’inferno biblico. Qui c’è un palese contrasto fra etimologia e significato attuale, ma è quest’ultimo, benché attenuatissimo rispetto all’etimo, l’unico legittimo.
Gianni Pardo
Avere una bella faccia
Quest’espressione che tutti conosciamo e adoperiamo significa sembrare in buona salute e si usa anche riferita a una cosa attraente, invitante.
Gli amanti dei cavalli dovrebbero conoscere l’origine perché la locuzione — sembra — ha una, sia pure lontana, relazione con il mondo equestre: si chiama, infatti, bella faccia la grande macchia bianca del mantello del cavallo che si estende fino agli occhi.
La locuzione, però, è adoperata soprattutto in senso ironico e riferita a una persona impudente e sfrontata.
Pietire? No, piatire
Moltissime persone, soprattutto quelle che lavorano nelle redazioni dei giornali, sono convinte della bontà del verbo pietire nell’accezione di chiedere una cosa con molta insistenza, piagnucolando e raccomandandosi: vengo a pietire la tua comprensione.
No, amici, in buona lingua, anzi, in lingua il verbo pietire non esiste. L’argomento ci sembra della massima importanza, vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza scusandoci, nel contempo, se l’argomento fosse già stato trattato.
Si dice piatire, con la a, non con la e. Probabilmente coloro che dicono e scrivono pietire pensano che questo verbo derivi dal sostantivo pietà. Convinzione errata. Vediamo il perché.
Il verbo corretto, dunque, è piatire che alla lettera significa contendere in giudizio, dibattere e, per estensione litigare ed è un derivato del sostantivo piato (lite giudiziaria, controversia). Quest’ultimo sostantivo è il latino placitum, participio passato neutro del verbo placere (piacere); propriamente il placitum è un parere, una decisione, un’opinione, una sentenza e ha acquisito, nel tardo latino, l’accezione di causa, lite. Piatire, dunque, significa discutere, litigare (durante il dibattimento in tribunale non si litiga, non si ‘discute’?).
In seguito, attraverso un processo semantico e nell’uso prettamente familiare, piatire ha assunto il significato di — come possiamo leggere nel nuovo vocabolario della lingua italiana Treccani — lamentarsi con tono querulo, fastidioso; piatire sulla propria condizione; piatire sulla propria miseria; anche con uso assoluto (da solo): non fa che piatire.
Adoperato in senso transitivo e familiarmente vuol dire, per l’appunto, chiedere con noiosa e fastidiosa insistenza (quasi litigando, da piato, lite, come abbiamo visto), assumendo atteggiamenti umili: piatire protezione, piatire favori.
Pietire, ripetiamo, è un verbo inventato (dai giornali?), in lingua esiste solo piatire, come si può vedere anche nel vocabolario Gabrielli in rete (Dizionari Repubblica.it - piatire).
Questo verbo, insomma, non ha nulla che vedere con la pietà e il pietismo. Quest’ultimo termine sta a indicare un movimento religioso protestante nato nel diciottesimo secolo in polemica contro la concezione dei costumi e, per estensione, sentimento di pietà non giustificato da valide ragioni. Questo sì, viene da pietà, anzi da pietista, tratto dal latino pietas (devozione religiosa).
Per concludere, cortesi amici navigatori, se tenete a parlare e a scrivere correttamente non prendete esempio da ciò che leggete sui giornali i cui articolisti — ci sia consentito — non fanno la lingua. Raramente un giornalista è anche un linguista.
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