Far le pile
Questo modo di dire dovrebbe essere noto agli appassionati di ippica in quanto la locuzione che — in senso figurato — significa provare a fare qualcosa senza riuscirvi è tratta proprio dal mondo equino. Ma vediamo di spiegarci meglio.
L’espressione — dicevamo — in origine si riferiva ai cavalli che si rifiutavano di trascinare una vettura su una strada in salita in quanto il percorso era troppo faticoso.
Il modo di dire sembra sia nato a Roma e derivato — con molta probabilità — dall’usanza di provare la resistenza dei cavalli sulla Salita delle tre pile, alla destra della coronata del Campidoglio.
Questa via, infatti, un tempo era impervia e pressoché inaccessibile ai carri trainati dai... cavalli che si mostravano restii a proseguire il cammino.
Con il trascorrere del tempo l’espressione — attraverso il solito passaggio semantico — ha acquisito l’accezione sopra riportata: tentare di fare una cosa con risultato negativo.
Il poltrone...
Perché colui che alla responsabilità del lavoro preferisce l’ozio, seduto su una comoda poltrona, si chiama... poltrone?
Il termine proviene — attraverso un viaggio etimologico del tutto originale — da un vocabolo non più in uso: poltro. Questo, a sua volta, dal... latino pullus (piccolo, riferito a tutti gli animali, quindi anche al puledro).
Il poltro (puledro) indicava un animale da soma e, per simpatia un divano, un letto.
Da poltro, con l’accrescitivo femminile, si è formato il vocabolo poltrona nell’accezione a tutti nota e da questa poltrone, appunto: una persona, cioè, che alla fatica fisica o morale preferisce una comoda poltrona.
Qualunque
Due parole due sull’uso corretto di qualunque perché non sempre è adoperato... correttamente. Qualunque, dunque, è un aggettivo indefinito di quantità e significa l’uno o l’altro che sia.
È invariabile e non si può adoperare in funzione di pronome (il pronome corrispondente è chiunque). Essendo invariabile non ha plurale; non è ortodosso, quindi, scrivere o dire, per esempio: non mi convincerete mai, qualunque siano le vostre motivazioni. Un verbo di numero plurale (siano) non può riferirsi a un singolare (qualunque). In casi del genere si sostituisca qualunque con quali che (siano le motivazioni). Alcuni vocabolari ammettono, sia pure raramente, l’uso al plurale, in questo caso, però, sempre posposto al sostantivo.
Un’ultima annotazione. Qualunque si può adoperare anche in funzione di aggettivo relativo unendo due proposizioni e il verbo che segue va al congiuntivo (popolare l’uso dell’indicativo). In quest’ultimo caso è grave errore farlo seguire dal pronome che (essendo insito in qualunque). Non, quindi: «voglio sapere qualunque cosa che voi facciate», ma, correttamente, «qualunque cosa facciate».
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