Il troncamento

Due parole due sul troncamento perché abbiamo notato che non tutti lo usano correttamente, vale a dire non seguono le norme che lo regolano.
Il troncamento, dunque, è la caduta di una vocale non accentata o dell’intera sillaba di una parola davanti a un’altra che cominci sia con una vocale sia con una consonante: un(o) amico sincero; un buon(o) cuore. Attenzione, però, e qui è il punto: la consonante iniziale della parola non deve essere una s impura, x, z o formata con i digrammi gn, pn, ps. Non possiamo scrivere (o dire), per esempio, un zaino; nessun straniero; un psicologo ecc.
Per poter fare il troncamento è inoltre necessario che la parola da accorciare non sia monosillabica e non sia — come già visto — accentata sull’ultima sillaba e che davanti alla vocale finale che si vuole eliminare sia presente una delle seguenti consonanti: l, m, n, r.
Cosa importantissima: la parola troncata non si apostrofa e non si accenta mai, a parte qualche eccezione tra cui: piè (piede); mo’ (modo); po’ (poco).
Un’ultima annotazione. Scrivendo, cadiamo molto spesso nell'errore di confondere il troncamento con l’elisione (apostrofo) e di mettere per tanto un apostrofo di troppo. Non è raro, infatti, incontrare un qual'è in luogo della forma corretta qual è (senza apostrofo) anche presso buoni giornalisti e scrittori.
Una regola empirica ci viene in aiuto: se la parola che intendiamo elidere o troncare può star bene, senza la vocale finale, anche davanti a parola che comincia per consonante vuol dire che si può troncare.

27-04-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Conoscere i propri polli

Forse poche persone sanno che il modo di dire completo che avete appena letto è «conoscere i propri polli alla calzetta».

Il significato è a tutti noto: conoscere perfettamente il carattere di una persona, gli aspetti di una determinata situazione e, quindi, prevederne il comportamento, lo sviluppo e le eventuali azioni.

Ma perché alla calzetta? Nei tempi andati i polli venivano lasciati razzolare, liberamente, per le strade.

I proprietari, per tanto, si premuravano di contraddistinguere i propri polli legando alla zampa di ogni singolo animale da cortile un pezzettino di stoffa colorata. Di qui, per l’appunto, alla calzetta.

25-04-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink


Azzittati!

Crediamo sia giunto il momento di sfatare un’altra baggianata che ci hanno insegnato a scuola, vale a dire la scorrettezza del verbo azzittare (far tacere).
Guai se qualcuno accennava la.... a, veniva subito redarguito dall’insegnante che si affrettava a correggere: «si dice zittire, bestiola!» La bestiola, invece, era lui (o lei) che non sapeva che azzittare, con la variante azzittire, è, invece, forma correttissima al pari di zittire (questo, forse, più adoperato).
È il medesimo caso, insomma, del verbo scancellare che alcuni insegnati, ancora, si ostinano a ritenere errato.
Azzittare, dunque, lo troviamo in molti autori tra cui Vittorio Alfieri; inoltre è riportato dai vocabolari (non tutti, per la verità).

Vediamo il Gabrielli in rete: 
Dizionari Repubblica.it - azzittare
Dizionari Repubblica.it - azzittire
Dizionari Repubblica.it - zittire

20-04-2013 — Autore: Fausto Raso — permalink




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