Fattora e fattrice

Due parole due sulla formazione del femminile dei sostantivi la cui terminazione è in -tore. Vedremo, fa poco, il perché di questa scelta.
I sostantivi in -tore, dunque, indicano, generalmente, la professione o l’occupazione sociale: pittore, direttore, uditore ecc. Questi nomi — secondo la regola generale — formano il femminile mutando la desinenza del maschile -tore in -trice: attore, attrice; direttore, direttrice; pittore, pittrice. Non mancano, come sempre, alcune eccezioni come pastore il cui femminile è pastora; tintore, tintora,
avventore, avventora
. Solo l’uso di un buon dizionario e la lettura costante di ottimi autori possono sciogliere i dubbi che spesso ci assalgono quando dobbiamo “femminilizzare” alcuni nomi che indicano professioni.
Ci è capitato di leggere, qualche giorno fa, una fattrice in luogo della forma corretta fattoressa o — anche se non elegante — fattora. Forse l’errore è spiegabile con il fatto che l’articolista ha voluto applicare la regola dei nomi in -tore e, giustamente, il fattore è diventato la fattrice; facendoci pensare, però, a una donna che fa le fatture, ma soprattutto a una femmina di animale di razza atta alla riproduzione, non alla moglie del fattore o a una donna proprietaria di una fattoria. Se quegli avesse consultato un buon vocabolario non sarebbe incorso in questo ridicolo errore.
La nostra lingua, amici, è piena di insidie; non bisogna mai essere sicuri di nulla e un bagno di umiltà eviterebbe a molte penne di cadere nel baratro linguistico. Ma torniamo al femminile, occupandoci, però, dei nomi in -sore. Lo spunto ci viene offerto da un’altra perla giornalistica: difenditrice invece della forma corretta difensora. Questo sostantivo, contrariamente alla regola che stabilisce che il femminile dei nomi in -sore è in -ditrice, ha la forma femminile, appunto, in -sora: difensore, difensora. Difenditrice è, propriamente, il femmminle di difenditore, anche se non comune.

18-05-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink


Formidabile...

L’aggettivo che avete appena letto proviene dal latino formidabilis, tratto dal verbo formidare (temere, spaventare e simili). Una cosa formidabile, dunque, è una cosa spaventosa.
È però invalsa nell’uso comune l’accezione, assai diversa, di straordinario, valente e simili. «Formidabili quegli anni» è addirittura il titolo di un libro di Mario Capanna, ex “leader” (si perdoni il barbarismo che abbiamo virgolettato) del Movimento studentesco milanese.
Personalmente siamo per un reciso no all’uso della nuova accezione. Non possiamo condannare, però, coloro che amano dire, per esempio: è stata una giornata formidabile, per dire una giornata straordinaria, bellissima e simili.
Etimo.it - Formidabile

11-05-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink


L'acrostico e l'acronimo

Alcune persone, anche quelle più acculturate, confondono l’acrostico con l’acronimo; altre, addirittura, non hanno mai sentito questi due termini del gergo linguistico. Si vedano questi collegamenti:
Wikipedia - Acrostico
Wikipedia - Acronimo

04-05-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink




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