La siringa

Avreste mai immaginato, cortesi lettori, che la siringa, cioè quello strumento di vetro o di plastica nel quale scorre uno stantuffo e alla cui estremità è collocato un ago, adoperato per le iniezioni o altri scopi deve il nome alla mitologia?

Siringa era il nome di una bellissima ninfa greca, figlia del dio del fiume Ladone, della quale si invaghì il dio Pan. Il suo amore, però, non era ricambiato e Siringa fuggì chiedendo aiuto al padre che la tramutò in un canneto.

Pan tagliò allora vari pezzi di canna e, unitili in ordine digradante, ottenne lo strumento a fiato detto, ancor oggi, Siringa di Pan.

etimo.it

25-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Più deteriore?

Molto spesso ci capita di leggere sulla stampa articoli di critica cinematografica o televisiva, firmati anche da penne illustri, in cui «l'attore ha messo in luce l'aspetto più deteriore di sé». Non ce ne vogliano gli insigni critici se ci permettiamo di riprenderli, ma dimostrano di non saper tenere la penna (ora il computer) in mano. Questo più deteriore è quanto di... deteriore si possa leggere. E ci spieghiamo.
Deteriore - si studiava nella scuola media inferiore prima della riforma voluta, a spada tratta, dai tantissimi demagoghi della politica scolastica - è già di per sé un aggettivo comparativo e significa più cattivo, peggiore. Viene, infatti, dal latino deterior, comparativo dell'aggettivo (non documentato) deter (cattivo).
Dicendo più deteriore, quindi, è come se dicessimo più peggiore, errore, questo, in cui non cade neanche l'ultimo scolaro di quinta elementare del paesino più sperduto tra le montagne. Come mai moltissime firme di prestigiosi giornali continuano nell'errore, anzi orrore?
Ce lo spiega l'insigne linguista Aldo Gabrielli.

«Come avvengono questi incidenti linguistici? Avvengono perché si tratta in origine di parole scelte (...) che poi un bel giorno scappano dal nobile chiuso dove erano sempre vissute e ben trattate, e finiscono nelle mani di persone impreparate a certe squisitezze. (...) È la sorte toccata a molte altre parole (...) che oggi per mezzo dei giornali, della radio e della televisione arrivano agli orecchi di milioni di persone impreparate a riceverle, sempre pronte a raccoglierle, spesso per snobismo o per semplice imitazione, e a usarle così come vien viene».

24-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


La benedizione del piovano Arlotto

A ciascuno di noi sarà capitato, almeno una volta, di dare a qualcuno la benedizione del Piovano Arlotto, vale a dire di fare uno scherzo un po’ pesante – come usa dire – ma senza conseguenze negative.

Sembra che questo Piovano Arlotto, vissuto nel XV secolo, fosse un sacerdote un po’ stravagante. Si narra, infatti, che un giorno dette la benedizione al popolo adoperando l’olio (fortunatamente non bollente) anziché l’acqua.

Le sue imprese sono raccolte in un’operetta dal titolo «Motti e facezie del Piovano Arlotto». Di qui il modo di dire, probabilmente poco conosciuto.

E a proposito di benedire sarà utile ricordare che questo verbo – come tutti i suoi composti – segue la coniugazione del verbo dire (bene dire).

L’imperfetto indicativo, per esempio, è benedicevo non benedivo anche se quest’ultima voce è ammessa da alcuni vocabolari.

23-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink




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