Granturco (o grano turco). Perché turco?
Cominciamo con il dire che questa graminacea, nonostante il nome, non proviene dalla Turchia ma dall’America Centrale.
Tutti i vocabolari sono concordi nel dire che si chiama turco perché quest’ultimo aggettivo ha assunto nel XVI secolo il significato di coloniale, esotico, forestiero.
Le cose non stanno affatto così. Si tratta, in realtà, di un errore di traduzione che gli inglesi dettero a questo cereale: wheat of turkey, grano per tacchini.
Questi animali sono così chiamati per una certa somiglianza del loro collo a un turbante turco.
Chi sa e chissà
È consigliabile usare la forma scissa, chi sa, quando ha valore strettamente verbale: chi sa se ci rivedremo; verrò, ma chi sa quando?
Se, invece, la locuzione è adoperata come inciso e con valore dubitativo e può essere sostituita con un forse, è probabile e simili è preferibile scriverla in un'unica parola: verrai a trovarmi? Chissà (forse); egli credeva, chissà (può darsi), di essere nel giusto.
Sotto, sopra, contro, dopo
Due parole due sull’uso corretto di alcune preposizioni: sotto; sopra; contro e dopo. Tutte e quattro sono preposizioni improprie che esigono la collega di quando sono seguite da un pronome personale: «sotto di me; sopra di voi; contro di noi; dopo di loro».
Quando, invece, sono seguite da un sostantivo rifiutano categoricamente il di o qualunque altra preposizione: «sopra la casa; contro il nemico; sotto il letto». Si uniscono, insomma, direttamente al sostantivo tramite, naturalmente, l’articolo.
Alcuni vocabolari, però... e alcuni scrittori, per mero snobismo linguistico adoperano la preposizione a e scrivono, per esempio, «sopra a noi; sotto al letto» e via dicendo.
Chi vuole scrivere correttamente non segua questi esempi poco ortodossi linguisticamente.
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