Un non errato

Alcuni stupiranno nell’apprendere che, contrariamente a quanto riportano le grammatiche (tutte?) e a quanto ci hanno insegnato a scuola, esiste anche – ed è un uso legittimo – un (con l’accento). Sembra errato, ma non è così.

Occorre distinguere, infatti, il su preposizione dal avverbio. Tra i due su c’è una notevolissima diversità di intonazione, di “suono” e, quindi, di... accento.

Il su preposizione è, in generale, atono: raccogli i panni su uno stenditoio; guarda su quella cima. Il con valore avverbiale è, invece, fortemente tonico: guarda sù, verso la cima; non andare sù.
Il avverbiale, per tanto, si può accentare e nessuno, docenti di lingua compresi, potrà dire che è uno strafalcione perché la linguistica lascia ampia libertà di scelta a colui che scrive.

27-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Repulsione o ripulsione?

Repulsione o ripulsione? Qual è la grafia corretta? L’insegnante di mio figlio ha corretto, in un componimento, ripulsione in repulsione.
Entrambe le grafie sono corrette, gentile amico di Rovigo; non capiamo, quindi, il comportamento del docente.
C’è da dire, però, che repulsione rispecchia fedelmente l’origine latina: repulsione(m), da repulsus, participio passato di repellere (respingere). Per l’esattezza il vocabolo in questione è composto del prefisso re- (indietro) e il verbo pellere (spingere); quindi respingere, vale a dire spingere indietro.
In moltissime parole il prefisso latino re- si alterna con quello italiano ri-, come nel caso, appunto, di repulsione o ripulsione; recupero o ricupero; resurrezione o risurrezione.
I prefissi “re-“ e “ri-”, sia ben chiaro, si mettono davanti ai verbi e loro derivati per indicare il ripetersi di un atto, di un’azione o per indicare il verificarsi di un’azione di senso contrario come, per esempio, re-agire; re-impiegare, re-investire; re-spingere.

26-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Trattare con i guanti gialli

Prima di occuparci di questa espressione ci sembra doveroso chiarire un grosso equivoco che si riscontra nell’uso. Molto spesso si sente dire con i guanti bianchi invece di gialli, come era (ed è) la locuzione originaria.

Francamente non sappiamo trovare una spiegazione dell’uso storpiato; sappiamo con certezza, però, che il modo di dire si riferisce a persone permalose, suscettibili, persone che debbono essere trattate – al fine di essere sicuri che non si risentano di un nostro involontario sgarbo – con tutte le cure possibili e immaginabili.

Ma perché con i guanti gialli? La risposta è semplicissima: un tempo, soprattutto durante la belle époque, i guanti gialli - i più costosi - erano propri di persone raffinate ed eleganti; in Francia in modo particolare, dove, da sempre, la moda impera.

Con il medesimo significato si adopera anche l’espressione, non abbisognevole di spiegazioni, trattare come le cose sante, vale a dire con la massima attenzione e con tutti i riguardi.

25-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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