Vicino a...
La tragedia di Colleferro (l’esplosione in una fabbrica di munizioni) ci ha fatto scoprire la pochezza linguistica dei dicitori della quasi totalità dei tg.
All’unisono la stessa frase (e il medesimo errore): «vicino Roma». La forma corretta è «vicino a Roma».
Vicino è una preposizione impropria che significa presso, non lontano, accanto e si costruisce con la preposizione a: vicino a Roma, vale a dire non lontano da Roma.
La prova del nove? Provate a dire: vieni vicino me. La frase vi suona corretta?
Questa volta, fortunatamente, tutti i sacri testi (vocabolari e grammatiche) ci confortano.
Prendere il lato alla predica
Questo modo di dire — per la verità poco conosciuto — si tira in ballo quando si vuole mettere bene in evidenza il fatto che per raggiungere un determinato fine occorrono astuzia, sveltezza, accortezza ed occhio per non cadere in fallo.
L'espressione trae origine dall'antica usanza dei fedeli che si recavano in chiesa ad ascoltare la predica e cercavano di prendere il lato, vale a dire il posto migliore per poterla ascoltare meglio.
Naturalmente si faceva molta fatica per trovarlo, bisognava, quindi, essere svelti per non lasciarsi sopraffare dai più zelanti e non correre il rischio di rimanere in fondo alla Chiesa dove la vista e l'udito non erano appagati.
Con il trascorrere del tempo la locuzione ha assunto il significato — più generico — di usare qualunque accorgimento per raggiungere, in pace, un determinato scopo.
Vescovado e... vescovato
I vocabolari tendono a considerare sinonimi i due termini. È bene fare, invece, un distinguo.
Con il primo sostantivo (vescovado) si designa il palazzo del vescovo o il territorio della diocesi di cui è a capo. Con il secondo si indica la dignità vescovile o la durata del suo mandato.
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