Andare a bastonare i pesci
Questo modo di dire, forse poco conosciuto, significa andare in carcere e si usava quando i detenuti erano condannati alla galea e con i remi prendevano, per così dire, a... legnate i pesci.
Dalla galea deriva, infatti, il... galeotto.
Il lei allocutivo
«Lei è veramente buona, signor capitano, nel concedermi la licenza», disse la recluta irrigidita sull’attenti. Il giovanotto, però, dieci minuti più tardi, anziché sul treno diretto a casa, si ritrovò, piangente, in cella di rigore: quel buona aveva offeso l’ufficiale, colpito nella sua virilità.
Vediamo, quindi, le concordanze delle varie parti del discorso quando si usa il lei allocutivo, il così detto lei di rispetto.
La logica vuole che le voci verbali diventino femminili perché lei è, appunto, un pronome personale di terza persona singolare femminile. Diremo, quindi, lei è invitata alla cerimonia, oppure lei è stata rimproverata per… tanto riferito a una donna quanto a un uomo.
Quando in una frase c’è un aggettivo con funzione di predicato, secondo la norma logico-grammaticale, dovremmo, dunque, metterlo al femminile e dire lei è cattiva e presuntuosa sia con riferimento a un uomo sia con riferimento a una donna?
In casi del genere occorre affidarsi al buon senso; se il lei si riferisce a un uomo, le voci verbali e gli aggettivi saranno, ovviamente, maschili: lei è buono, signor capitano.
Saranno rigorosamente femminili, invece, le particelle pronominali (anche se si tratta di un uomo): signor capitano, la prego, mi conceda una breve licenza. Rivolgendoci a più persone il lei diventa, naturalmente loro e segue le medesime regole che sono state menzionate per il lei allocutivo: signori, loro almeno, siano tanto comprensivi nei nostri riguardi; signore, siano sempre buone con i loro pargoletti.
Va da sé che quando si adopera la perifrasi dell’eccellenza vostra, signoria vostra, ecc., si deve mettere tutto al femminile (verbi, aggettivi, pronomi).
I carceri? No, le carceri
Da un giornale: «Il fermato è stato trasferito nei carceri della città». Carcere, sarà bene ricordarlo, è di genere maschile solo nel singolare; nel plurale è tassativamente femminile: le carceri.
Viene dal latino carcer, carceris, (sbarre del circo); poi con un passaggio semantico è passato a indicare la prigione (sbarre).
Come mai questo maschile singolare? Si sa che il carcere indica a un tempo il luogo in cui si sconta la pena detentiva (è stato portato in carcere) e la pena stessa (lo hanno condannato a cinque anni di carcere).
In questo secondo senso, in tempi passati, era comunissima la frase lo hanno condannato al carcere duro, vale a dire a una pena detentiva particolarmente rigorosa. E questa espressione singolare maschile aveva il suo normale plurale carceri duri.
Di qui è nato il plurale errato i carceri. Ma la forma corretta plurale è solo le carceri.
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