Andare a scopare il mare

Il senso di quest'espressione ­ anche se con molta probabilità è sconosciuta ai più ­ ci sembra intuitivo: cacciarsi in un'impresa che non avrà nessuna possibilità di successo; fare, insomma, un lavoro completamente inutile.
Si adopera, per lo più, nella variante mandare a scopare il mare quando si vuole invitare una persona a togliersi di torno; mandandola, magari, a fare una cosa inutile ma eviterà ad altri di perdere tempo nel proprio lavoro.
Si usa anche nei confronti di una persona che si invita a non dire sciocchezze o a farla desistere dal tenere comportamenti noiosi e, molto spesso, importuni. Si usa, insomma, nei confronti di persone insistenti, noiose e fanfarone.

31-01-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Mangiare la foglia...

Originariamente l’espressione era aver mangiato la foglia, con il significato di capire al volo; intendere prontamente il senso del discorso; capire subito le intenzioni altrui; insomma, intuire dove uno voleva andare a parare.
Tra le tante ipotesi circa l’origine del modo di dire, quella che fa Ugo Enrico Paoli sembra la più convincente. Egli considera la foglia come un collettivo: più foglie che si fanno mangiare agli animali vaccini. Questi, a loro volta, si dividono in due gruppi: i lattanti che prendono il loro nutrimento dalla poppa materna e le bestie adulte che già hanno cominciato a mangiare la… foglia.
Secondo il Paoli, dunque, il senso pratico del mondo contadino ha associato all’espressione aver mangiato la foglia il concetto di saggezza e di scaltrezza.

27-01-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Un che non errato

Mi meraviglio (ma non troppo) del fatto che ancora oggi a scuola si condanni un particolare uso del che chiamato che temporale.
Il figliolo di un mio amico ha preso un voto bassissimo in un tema in classe perché ha scritto «era il giorno che mio padre era in ferie». Secondo l'insegnante quel che andava sostituito con in cui.
Niente affatto, professore, quel che è correttissimo perché equivale, appunto, a in cui. È, insomma, un che con valore temporale. Basti ricordare, in proposito, il celeberrimo verso dantesco: «Lo dì c'han detto ai dolci amici addio». Diamo un bel 2 anche al divino Poeta?
Si usi tranquillamente, dunque, il che ogni volta... che equivale a durante, da che, da quando e simili.

24-01-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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