Dedicato a chicchessia...

Qualche giorno fa la mia attenzione è stata attirata da un vistoso cartello che faceva bella mostra di sé nella vetrina di un pretenzioso negozio: «può entrare chiunque – ingresso libero».
Che cosa c’è di tanto strano? Si domanderanno i miei tre lettori. È presto detto: l’uso spudoratamente errato del pronome chiunque. E vediamo il perché.
Chiunque, oltre che un pronome indefinito è anche un pronome relativo. E una legge grammaticale — che non tutti rispettano — stabilisce che un pronome relativo deve mettere in relazione due verbi; deve, cioè, introdurre una proposizione subordinata. Non si può adoperare da solo, vale a dire assoluto.
In parole più semplici il cartello in questione avrebbe dovuto recitare: «chiunque voglia, può entrare». Chiunque, come si può notare, mette in relazione i verbi volere e entrare.
Suggeriamo, quindi, agli amatori del bel parlare e del bello scrivere, di sostituire, in casi di dubbio, chiunque con chicchessia: «può entrare chicchessia». Dedichiamo queste noterelle, per tanto, a chiunque ami la lingua o, meglio, a… chicchessia.

18-02-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Astrologi o astrologhi?

Mi spiace immensamente dover parlare male di alcuni vocabolari, anche perché conosco benissimo la fatica che comporta la loro compilazione. Ma so altrettanto bene che i fruitori della lingua hanno bisogno di notizie chiare, precise e non debbono essere ingannati da certi dizionari che riportano i famosi ma anche… come nel caso del plurale dei nomi in  logo: astrologi e astrologhi.
Come dicevo moltissimi vocabolari ammettono, appunto, entrambe le forme:  gi e  ghi; non sono assolutamente d’accordo, una regola ci sarebbe e andrebbe rispettata.
Per non creare ulteriore confusione mettiamo da parte i sostantivi in -logo e occupiamoci dei nomi in -co e -go (nei quali sono compresi anche quelli in -logo).
Se i predetti sostantivi hanno l’accentazione sulla terzultima sillaba (accento che si legge ma non si segna), ossia se sono parole così dette sdrucciole, faranno il plurale in  ci e  gi: canonico, canonici; astrologo, astrologi.
Se, invece, sono parole piane, hanno cioè l’accento tonico sulla penultima sillaba, faranno il plurale in -chi e -ghi: buco, buchi; mago, maghi. Non mancano, naturalmente, delle eccezioni a questa regola, basti pensare ad amico che pur essendo una parola piana fa il plurale amici e non amichi; oppure al "valico" che fa valichi e non valici.
Ho voluto mettere in evidenza la possibilità di una regola che nella maggior parte dei casi si può trovare e i vocabolari dovrebbero essere tutti concordi, dando così alla lingua quella omogeneità di cui abbisogna e allontanare lo spettro dell’anarchia linguistica.

15-02-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


La pietra sanguigna

Avreste mai pensato che quando disegnate o scrivete con la matita adoperate una pietra sanguigna?
Così si chiama, sotto il profilo etimologico, quella lunga verghetta fatta di un impasto di grafite o di altre materie coloranti, detta mina, racchiusa in un cannellino di legno tenero.
Dal latino tardo haematites, a sua volta dal greco αιματίτης, (haimatites, pietra sanguigna), derivato di αίμα, (aima, sangue).

12-02-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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