Nutrito

Due parole, due, sull'uso di un aggettivo che a nostro modo di vedere molto spesso viene adoperato a sproposito: nutrito. Questo aggettivo, dunque, è il participio passato del verbo nutrire e significa pasciuto, robusto, ben nutrito e simili: è un ragazzo nutrito, cioè pasciuto.

Molto spesso si usa, invece, con un significato che non ha: caloroso, &forte, insistente, scrosciante e simili: la cantante è stata accolta con un nutrito applauso. Quest'uso, se non scorretto, ci sembra, per lo meno, ridicolo. Gli applausi possono essere nutriti, cioè pasciuti, robusti? Certamente no.

Chi ama il bel parlare e il bello scrivere ha altri aggettivi che fanno alla bisogna in casi del genere: caloroso, lungo, forte, fragoroso, scrosciante, incessante ecc.

03-02-2021 — Autore: Fausto Raso — permalink


Fare come quello che portò il cacio al padrone

Questo modo di dire, di uso raro e probabilmente poco conosciuto, si riferisce a una persona che elargisce regali a destra e a manca ma, in seguito, se li riprende in altra forma.

L'espressione è tratta da un racconto di origine popolare. Un contadino andò a far visita al padrone del podere portandogli in dono una forma di formaggio.

Apprezzando molto il pensiero, l'uomo invitò il contadino a fare uno spuntino con il suo stesso formaggio; quest'ultimo, con mille ringraziamenti e salamelecchi, se lo finì tutto.

02-02-2021 — Autore: Fausto Raso — permalink


Ridursi alle porte coi sassi

Questo modo di dire — senza ombra di dubbio poco conosciuto fuori della Toscana — è stato messo in atto da ciascuno di noi, sia pure inconsapevolmente, almeno una volta nella nostra vita. Siamo sicuri, infatti, che qualche volta ci è capitato di esserci ridotti all'ultimo momento nello sbrigare una faccenda, tanto che siamo stati costretti a farla in fretta (e male) per il pochissimo tempo disponibile. Ridursi alle porte coi sassi significa, insomma, “fare ogni cosa all'ultimo momento".

Così spiega quest'espressione il lessicografo fiorentino Pietro Giacchi:

«È un proverbio tutto fiorentino da ciò: gli abitatori di Firenze, specialmente quelli vicini alle porte, uscivano di
città sulla sera d'estate per godere il fresco ad aria più aperta. Alla un'ora si serravano le porte; ed il gabellotto, per risparmiare la crazia (moneta d'argento e di rame del valore di cinque quattrini, coniata all'epoca del granducato di Toscana, NdR) a chi era di fuori, avvertiva della chiusura battendo con un sasso sopra un'imposta della porta medesima. E quelli allora per essere a tempo se la davano a gambe
».

Potete asserire, cortesi lettori, di non esservi mai trovati in simili circostanze?
Chi scrive, francamente, no.

01-02-2021 — Autore: Fausto Raso — permalink




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