Perfettamente? Perfettamente... inutile

Quanto stiamo per scrivere, con tutta probabilità, sarà censurato da qualche linguista. A nostro modo di vedere l'avverbio perfettamente non può essere adoperato come risposta affermativa nelle domande. Perfettamente, insomma, non significa sì, per l'appunto o certamente.
Perfettamente, in senso proprio, significa in modo perfetto, nei migliori dei modi e simili. È correttamente adoperato, per esempio, in frasi: «Sei equipaggiato per la caccia? Perfettamente» (sono equipaggiato in modo perfetto). Non ci sembra corretto, invece, in frasi tipo: «Stai uscendo? Perfettamente».
Siamo smentiti, però dai vocabolari, come il Treccani: «perfettaménte avv. [der. di perfetto]. è — In modo perfetto, eccellente, nel migliore dei modi: conosce p. tre lingue; l'operazione è p. riuscita; non si è ancora p. ristabilito; l'apparecchio ora funziona p.; in modo completo, totale: perle p. rotonde; è rimasto p. immobile per un'ora. Molto com. l'uso con funzione fortemente rafforzativa: è una cosa p. inutile, del tutto inutile; soprattutto nelle risposte, come energica asseverazione, equivalente in genere, con intonazioni varie, a certamente, benissimo, e sim.: “Siamo intesi? — P.!”; “Allora, ci siamo capiti? — P.!”. Con analoga funzione, per esprimere approvazione, compiacimento, è talora usato l'agg. perfetto (per influenza del fr. parfait): “Ho pensato io a tutto — Perfetto!”».
Voi, amici, regolatevi come meglio credete.

19-09-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Il tascapane, i tascapani (?)

Abbiamo notato che non tutti i vocabolari concordano sul plurale di tascapane cioè — come leggiamo dal Treccani — quella «Borsa da tenere a tracolla, pendente sul fianco, in dotazione dell'esercito, per portare munizioni varie (in origine il pane, donde il nome); confezionata un tempo con tessuto rigato blu e bianco, oggi è di cotone impermeabile grigioverde. Con lo stesso nome viene indicata una analoga borsa di cotone usata da cacciatori ed escursionisti, oltre che, talvolta, dagli studenti per riporvi libri, quaderni e oggetti varî di piccole dimensioni».

Alcuni, dunque, lo danno variabile (Gabrielli, DISC, Garzantilinguistica.it, Treccani), altri invariabile (Devoto—Oli, De Mauro, DOP, Palazzi, Sandron). Possiamo dire, quindi, senza tema di essere tacciati di analfabetismo, tanto i tascapane quanto i tascapani. Noi consigliamo, sommessamente, di lasciare il termine invariato: i tascapane.

18-09-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


L'assenza? La non presenza

Sì, abbiamo proprio deciso di attirarci gli strali dei linguisti e dei vocabolaristi condannando, senza appello, la voce assenza nell'accezione di mancanza: per assenza di elettricità l'ascensore è fuori servizio.

L'assenza, potremmo dire, è la non presenza, e la presenza — a nostro modesto avviso — si riferisce a una persona non a una cosa. L'assenza, insomma, è la «mancata presenza o lontananza da un luogo in cui una persona dovrebbe essere o si trova di solito».

L'assenza, insomma, non può essere sinonimo di 'penuria', 'difetto', 'scarsità', 'deficienza', 'mancanza' e simili. Non diremo, per esempio, «gli sportelli sono chiusi per assenza di collegamento alla rete», ma correttamente, «per mancanza di collegamento».

Etimo.it - assente

15-09-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink