Sala d'aspetto (sala d'attesa)

Ci scrive Rosario C. da Enna: « Gentilissimo Professore, alla luce di quanto ha scritto, ieri, circa la differenza che intercorre tra i verbi “aspettare” e “attendere”, come la mettiamo con “sala d’aspetto” e “sala d’attesa”? Si possono adoperare indifferentemente? G razie »

Cortese Rosario, nell’uso comune le due locuzioni sono intercambiabili, si possono usare, cioè, indifferentemente. Io, però, farei il medesimo distinguo che ho fatto sull’uso di aspettare e attendere.

Adopererei sala d’aspetto nelle stazioni ferroviarie, negli uffici e in posti simili, luoghi in cui i viaggiatori aspettano di partire e i clienti aspettano di essere ricevuti.

Sala d’attesa , negli ospedali, negli studi medici e in tutti quei locali in cui colui che attende è preda dell’ansia, della commozione, del desiderio e di sentimenti simili.

04-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Specificazione epesegetica

A proposito del complemento di aggiunzione , di cui abbiamo parlato recentemente, dobbiamo dire che non è il solo snobbato da molti sacri testi grammaticali. Ce n’è un altro snobbato a metà: il complemento di specificazione. E ci spieghiamo.
La maggior parte (tutti?) dei testi grammaticali liquidano l’argomento scrivendo: « Il complemento di specificazione serve a specificare il significato di un nome generico (l’amico ‘di Carlo’) e risponde alla domanda sottintesa ‘di chi?, ‘di che cosa’? », oppure: « È un sostantivo o un nome preceduto dalla preposizione ‘di’, che specifica o chiarisce il nome precedente ».
A nostro modo di vedere l’argomento andrebbe affrontato diversamente chiarendo, inoltre, che il complemento di specificazione non è unico; ci sono almeno tre tipi:
a) il complemento di specificazione propriamente detto (specificazione epesegetica);
b) il complemento di specificazione attributiva;
c) il complemento di specificazione possessiva.
Questi tre tipi vengono, come dicevamo, snobbati dai testi grammaticali. Vediamo di chiarire meglio.
Il tipo a si ha quando il complemento dichiara il senso particolare del sostantivo o nome cui è riferito: il libro di geografia è introvabile; il tipo b quando il sostantivo si può trasformare in un attributo: le acque dei fiumi (fluviali) sono inquinate; il tipo c , infine, si ha quando il complemento indica la persona o la cosa che possiede o a cui appartiene quanto espresso dal termine reggente: il vestito di Marianna è veramente costoso.
Per concludere: il complemento di specificazione è retto da un sostantivo; con un verbo o un aggettivo si hanno, infatti, altri complementi, anch’essi introdotti dalla preposizione di (piangere di gioia, complemento di causa; ombroso di carattere, complemento di limitazione).

03-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Questioni linguistiche

Un interessantissimo e istruttivo articolo di Gianni PARDO
Testo edito, inedito ed... intonso
Una lettrice pone il problema di un gruppo di parole: test, teste, testa, testo, testi... , che sembrano (ma sembrano soltanto) appartenere alla stessa famiglia. Teste (testimonio) ha un padre legittimo e trasparente nel latino testis. Testo deriva invece da textus, parente stretto di tessuto. Cioè insieme di parole collegate, intessute, con una trama (altro termine da tessitoria). Per testa e testo, ho scritto qualcosa sul mio forum nel gennaio 2009: ma si sa che nulla è più inedito dell'edito. Ecco.
Rispetto al fatto che testa , in latino, significava vaso di terracotta, si possono aggiungere due notazioni. Se da vaso di terracotta si è passati al significato di caput ( testa ), è perché a volte gli scherzi sono ripetuti così a lungo che alla fine tutti dimenticano che si tratta di scherzi.
La semantica fornisce parecchi di questi esempi. In argot, per esempio, si può chiamare la testa " la cafetière ", oppure " la poire " (la pera) od altro ancora: e se l'uso di la cafetière fosse infinitamente ripetuto potrebbe sostituire tête. Grazie al cielo allo stato delle cose è un'ipotesi inverosimile.
Un secondo esempio è l'espressione italiana da subito. Si tratta evidentemente di uno scherzo. Nessuno che stia attento alle parole che usa direbbe mai da immediatamente : e tuttavia da subito lo si è ripetuto così a lungo, che l'umorismo si è perso per strada e la goffaggine è entrata nella lingua.
Altra notazione riguardante il vaso di terracotta riguarda la parola test. Poiché la terracotta è un materiale inerte, nell'antichità veniva usata per fondere i metalli, in particolare l'oro, e saggiarne la qualità. Da questo esame fatto con la terracotta è derivata la parola inglese test, da noi supinamente accettata al posto del più piano ed equivalente esame.
Aggiungo oggi, al passaggio, il mio fastidio per l'uso improprio, e quasi di moda, dell'aggettivo intonso , che una volta si usava per i libri non tagliati (quando ancora si pubblicavano con i fogli piegati e rilegati). Ora esso viene applicato a situazioni che con la sua origine fanno a pugni. Sarebbe bello se ognuno, prima di usare una parola poco corrente, si accertasse del suo significato.

31-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink




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