Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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È vietato di sostare...


«Gentilissimo dott. Raso,
durante una passeggiata domenicale mi sono imbattuto in un cartello affisso a un portone istituzionale e che ha richiamato la mia attenzione:
È vietato di sostare davanti al portone. Io ho sempre detto e sentito è vietato sostare, senza la preposizione di. La scritta sul cartello non è, dunque, errata? O si può dire? Mi faccia capire, la prego.
Grazie e cordialità
Silvio T.
Ragusa
»

Cortese amico, la scritta sul cartello è perfettamente in regola con le leggi grammaticali anche se, personalmente, preferisco omettere la preposizione di.
La regola grammaticale stabilisce che davanti a un verbo di modo infinito, in funzione di soggetto, la preposizione di si può omettere o no. Dipende esclusivamente dal gusto stilistico del parlante o dello scrivente.
Quindi: è vietato sostare o è vietato di sostare . Io sono per l'omissione della preposizione perché questa sa di francesismo.


19-12-2018 — Autore: Fausto Raso — permalink



Vedettero e provvedettero


bbiamo notato — se non cadiamo in errore — che tutti i sacri testi consultati non menzionano il fatto che i verbi vedere e provvedere dispongono di due forme del passato remoto, riportano solo quelle più conosciute: vidi e provvidi. No, accanto a vidi e provvidi abbiamo anche vedetti e provvedetti. Vediamo nei dettagli:

io vidi, vedetti
tu vedesti
egli vide, vedette
noi vedemmo
voi vedeste
essi videro, vederono, vedettero
io provvidi, provvedetti

tu provvedesti
egli provvide, provvedette
noi provvedemmo
voi provvedeste
essi provvidero, provvederono, provvedettero.

Possiamo dire e scrivere, per esempio, che «quando Giovanni e Carlo vedettero lo stato di abbandono in cui versava l'appartamento provvedettero subito a ristrutturarlo». Nessuno, state tranquilli, potrà tacciarci di ignoranza linguistica.


18-12-2018 — Autore: Fausto Raso — permalink



A giumelle


«Cortese dott. Raso,
sono un suo fan, la seguo dal tempo del
Cannocchiale. Le scrivo per una curiosità. Leggendo un vecchio libro mi sono imbattuto in un'espressione che non avevo mai sentito: a giumelle. Ho cercato nei vocabolari in mio possesso, ma non ho ricavato un ragno dal buco. Può dirmi se esiste e soprattutto che cosa significa?
Grazie e distinti saluti
Rossano P.
Cosenza
»

Gentile Rossano, l'espressione esiste, anche se non comune e, di conseguenza, poco conosciuta.
Significa in abbondanza e indica una quantità di qualcosa che può essere contenuta nel concavo di entrambe le mani accostate. Le copincollo quanto riporta, in proposito, il vocabolario Treccani in rete:
«giumèlla s. f. [lat. gemĕlla (manus) «(mano) doppia», femm. dell'agg. gemellus «doppio>»]. — Cavità formata dalle mani accostate insieme con le dita riunite e leggermente incurvate verso l'alto; soprattutto nella locuz. fare giumella, e meno com. fare giumelle (delle mani, delle palme): bevono facendo giumella delle palme (Carducci). Anche, quanto entra o può essere contenuto in tale cavità: una g. di riso, di farina, di fagioli, ecc. Come locuz. avv., non com., a giumelle, in abbondanza.
La locuzione si trova in molte pubblicazioni. Clicchi su: https://www.google.it/search?q=%22a+giumelle%22&btnG=Cerca+nei+libri&tbm=bks&tbo=1&hl=it


17-12-2018 — Autore: Fausto Raso — permalink



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