Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Sull'uso corretto della congiunzione se


Due parole due sul corretto uso della congiunzione se, perché non necessariamente deve reggere un verbo al modo congiuntivo, come imparammo ai tempi della scuola.
Innanzi tutto si può apostrofare davanti ai pronomi personali: s'egli m'amasse, s'io parlassi; negli altri casi è preferibile non eliderla: se anche, se una.
Quando è in compagnia di alcuni avverbi subisce il così detto rafforzamento sintattico: semmai, sennonché, sennò, seppure. Se queste forme non piacciono si possono adoperare quelle staccate: se mai, se no, se pure, se non che. Cosa importante, è bene ribadirlo, in grafia univerbata la consonante che segue la congiunzione se deve essere raddoppiata.
Per quanto attiene al verbo introdotto dalla congiunzione se — come dicevamo all'inizio — non sempre è obbligatorio il congiuntivo, anzi, in alcuni casi è addirittura errato.
Quando introduce un periodo ipotetico il verbo che segue la congiunzione deve essere di modo indicativo se anche il verbo della proposizione principale è all'indicativo: se pensi ciò, sei in errore.
Se, invece, il verbo della proposizione principale, chiamata apodosi, è al condizionale il verbo che segue deve essere al congiuntivo: se pensassi ciò, saresti in errore.
Ci sono due casi in cui la congiunzione se va d'amore e d'accordo — ecco il punto cruciale — con il condizionale:
1) quando introduce una proposizione concessiva: anche se potrei aiutarlo, non voglio farlo;
2) quando regge una proposizione interrogativa indiretta: non so se riuscirei anch'io a fare ciò che ha fatto il mio amico.
In questi due casi il congiuntivo sarebbe errato: anche se potessi aiutarlo, non voglio farlo; non so se riuscissi anch'io a fare ciò che ha fatto il mio amico.


23-04-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Stuzzichevole


Ciò che stiamo per scrivere — siamo sicuri — avrà la censura di buona parte dei linguisti, quelli doc. Intendiamo parlare di un aggettivo non attestato nei così detti vocabolari dell'uso: stuzzichevole.
I dizionari riportano, infatti, stuzzicante, che significa eccitante, stimolante, allettante: è una proposta stuzzicante. A nostro modo di vedere sarebbe, invece, più corretto stuzzichevole, per analogia con piacevole.
L'aggettivo che proponiamo è, infatti, in regola con le leggi che regolano la nostra lingua perché è formato con il verbo stuzzicare e il suffisso -evole che serve per la formazione di aggettivi derivati da sostantivi o da verbi di significato attivo o passivo: gradevole,amichevole, colpevole, ammirevole.
Insomma, se da piacere si può avere tanto piacente quanto piacevole non capiamo perché da stuzzicare non si possa avere sia stuzzicante sia stuzzichevole. Quest'aggettivo, per tanto, si potrebbe classificare tra quelli deverbali.
Abbiamo fatto un veloce giro in rete e, con sorpresa, abbiamo visto che la nostra proposta non è peregrina, anzi. Qualcuno ci ha preceduto perché stuzzichevole è già stato coniato e diffuso.
Si veda questo collegamento: Google Libri - stuzzichevole


19-04-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Tranciare e trinciare


Si presti attenzione all'uso corretto dei due verbi, spesso si confondono l'uno con l'altro.

Non sono "uguali". Il primo sta per tagliare di netto, a freddo (da trancio o trancia, l'utensile usato, appunto per tagliare a misura barre, lastre o profilati, in genere di metallo).

Trinciare, invece, significa tagliare a strisce, a pezzetti, come si faceva con il tabacco. Da qui, trinciare giudizi.

18-04-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



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