Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Al secolo


Questa locuzione, che si prepone ai dati anagrafici di attori, scrittori, artisti e in genere ai dati di tutti coloro che usano uno pseudonimo, è tratta dal mondo religioso.

I religiosi conventuali che decidono di ritirarsi a vita spirituale abbandonano tutti i beni del mondo materiale, compreso il proprio nome originario acquisendone un altro che non ricordi la vita materiale che si sono lasciati alle spalle: fra Giordano, al secolo Pomponio Pomponi.

Il secolo — che come sappiamo sono cento anni — rappresenta, in questo caso, la vita del mondo terreno in contrapposizione a quella spirituale.

14-06-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Quest'oggi? No, oggi...


Ciò che stiamo per scrivere sarà censurato — siamo sicuri — da qualche linguista se, per caso, si imbatte in questo sito. Intendiamo parlare della locuzione quest'oggi che, a nostro avviso, è errata. Perché?

Perché l'aggettivo questo è insito in oggi, non c'è alcun motivo, quindi, di specificarlo. L'espressione, infatti, è il latino hodie, ovvero ho(c) die, in questo giorno.

Diremo e scriveremo correttamente, quindi, oggi, non quest'oggi.

C'è, forse, un oggi che significa domani o ieri? Oggi è questo giorno, non quello o quell'altro.

13-06-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



Fare una cosa a braccio...


... vale a dire con una certa approssimazione. Prima di parlare del modo di dire è necessario — per capire il modo di dire stesso — fare una breve introduzione sul braccio.
Come si sa il braccio vero e proprio, sotto il profilo strettamente anatomico, è quel tratto dell'arto superiore che va dalla spalla al gomito; comunemente, però, con il medesimo termine si intende tutto l'arto, fino alla mano. Questa parte del corpo umano è stata considerata — sin dai tempi dei tempi — un'estensione della volontà e della mente e con il tempo è divenuta il simbolo della forza e della capacità intellettuale.
Il braccio, inoltre, per secoli è stato un'unità di misura lineare il cui valore cambiava, seppure di poco, a seconda delle zone geografiche. Il braccio, insomma, era il metro attuale e veniva adoperato, infatti, per la misurazione dei tessuti. Questa unità di misura (circa un metro) rimase in vigore fino all'introduzione, in Italia, del sistema metrico decimale.
Su queste basi sono nate le varie espressioni come prestare il braccio, sottintendendo armato, a una causa; offrire il braccio o porgere il braccio, vale a dire un appoggio, un sostegno; essere il braccio destro (di qualcuno), cioè l'uomo di fiducia, in senso di intelletto: colui che è il braccio destro di qualcuno opera intellettivamente come la persona che sostituisce, è, insomma, sulla medesima lunghezza d'onda di pensiero.
A questo punto dovrebbero essere chiari il senso e l'origine dell'espressione fare una cosa a braccio e soprattutto — essendo più adoperata — la locuzione parlare a braccio.
La prima, che significa all'incirca, approssimativamente, fa riferimento al braccio come unità di misura ed è legata — generalmente — ai verbi valutare, vendere, misurare, procedere, andare e simili.
La seconda si riferisce soprattutto a un oratore o a un attore che improvvisano, i quali adoperano il braccio come fosse un copione o un testo da leggere, in senso figurato, naturalmente. L'oratore che parla a braccio, cioè senza leggere un testo preparato prima, è privo, in un certo senso, di misura, vale a dire di lunghezza di tempo in quanto il braccio indica(va), appunto, una misura approssimativa.


12-06-2019 — Autore: Fausto Raso — permalink



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