L'Aquila o l'Aquila?
La catastrofe che ha colpito il nostro meraviglioso Abruzzo ha riportato alla ribalta l’annosa questione circa la grafia dei nomi di città (ma anche di nazioni) il cui articolo è parte integrante dei toponimi: vado a L’Aquila o all’Aquila? Parto per La Spezia o per la Spezia?
Molti linguisti si accapigliano in proposito: c’è chi sostiene che l’articolo, essendo parte formale del nome della città, debba essere sempre maiuscolo e scisso dalle eventuali preposizioni; altri, invece, ritengono che l’articolo vada declinato.
A nostro avviso (per quel che può valere) l’articolo si declina quando il toponimo non è in una data. Quindi va bene: La Spezia 11 aprile 2009; La Valletta 11 aprile 2009.
In tutti gli altri casi si scriverà: domani partirò dalla Spezia alla volta dell’Aquila (non da La Spezia e de L’Aquila).
C'è abbàio e... abbaìo
Ecco un sostantivo omografo ma non omofono in quanto cambia di significato a seconda dell’accento.
Quando questo cade sulla seconda a, il vocabolo indica il verso del cane nell’abbaiare; se, invece, l’accento cade sulla i il termine segnala l’abbaiare continuato di uno o più cani: ieri non ho dormito perché disturbato da un abbaìo.
Il plurale è: abbài, nel primo caso; abbaìi, nel secondo.
Si vedano, per la corretta pronuncia, questo collegamento: Dizionario RAI.it
Bagascia e bagassa
Si presti molta attenzione sull’uso corretto di questi sostantivi femminili che non sono affatto sinonimi, come alcuni erroneamente credono.
Il primo, con il plurale bagasce, designa una donna scostumata e volgare; il secondo è, invece, il residuato della lavorazione della canna da zucchero.
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