Bisogna difendersi dal controllore?
Alcune considerazioni sull’uso improprio del verbo munire (o munirsi). Quasi tutti i mezzi di trasporto pubblico che circolano nelle nostre città recano la scritta «munirsi di biglietto prima di salire in vettura». Viene spontaneo domandarsi: da chi dobbiamo difenderci? Dall’assalto del conduttore o da quello del controllore?
Munirsi sta a indicare una difesa: ci si munisce sempre di qualcosa contro qualcuno o contro qualche altra cosa. Nel caso dei mezzi di trasporto contro chi o che cosa dobbiamo munirci?
Munirsi, infatti, viene dal latino munire che significa proteggere, difendere, fortificare. Il termine munizioni non vi dice nulla? Cosa sta significare, infatti, se non tutto ciò che serve per caricare un’arma da fuoco?
Crediamo, forse, che se i responsabili delle aziende di trasporto avessero fatto scrivere «fornirsi di biglietto», il viaggiatore sprovveduto in fatto di lingua sarebbe andato dal... fornaio a comprare una pagnotta.
La bustarella...
Le cronache dei giornali ci hanno abituato, ormai da tempo immemorabile, all’impatto continuo con il termine bustarella adoperato per indicare il malcostume che alberga in alcune istituzioni pubbliche e no. Non è di questo che vogliamo occuparci, però; anche perché non è nostro compito moralizzare i gangli dello Stato, degli Enti locali e delle varie industrie pubbliche e private: per questo c’è la magistratura.
Noi ci sentiamo in dovere di moralizzare i fruitori di questo termine scritto il più delle volte (per non dire sempre) in modo errato: bustarella, con la a anziché, correttamente, con la e. Vediamo, quindi, di occuparci della formazione di alcuni diminutivi seguendo scrupolosamente le leggi grammaticali rassicurando, nel contempo, coloro che non vorranno rispettarle; in questo caso la magistratura non ha alcun potere: il reato linguistico non è previsto dal codice penale.
Se così fosse le patrie galere non sarebbero sufficienti per accogliere gran parte delle così dette grandi firme della carta stampata e no. Torniamo, dunque, a bustarella la cui esatta grafia è – come abbiamo visto – busterella, con la e. Vediamo ora il perché seguendo le norme che regolano l’alterazione dei sostantivi.
Per quanto attiene alla formazione del diminutivo la regola stabilisce che occorre togliere la desinenza e aggiungere al tema della parola in questione i suffissi –erello, –erella, –erelli, –erelle, rispettivamente singolare maschile e femminile e plurale maschile e femminile. Da busta, quindi, togliendo la desinenza a resterà il tema bust al quale aggiungeremo il suffisso –erella: busta, bust, busterella.
Un discorso a parte, invece, per quanto riguarda la tintarella, cioè l’abbronzatura della pelle che si ottiene con l’esposizione del corpo ai raggi solari. Il linguista Carlo Tagliavini consiglia di non seguire la regola grammaticale:
Trattandosi di voce originariamente dialettale, usata con una sfumatura speciale scherzosa, ci sembra sia meglio lasciarle il suo carattere originario e non tentare di toscanizzarla in tinterella.La medesima norma grammaticale vale per acquarello la cui forma corretta è, infatti, acquerello (con la e). Alcuni dizionari ammettono, però, entrambe le grafie; noi consigliamo vivamente di attenersi alla regola: acquerello.
Altre perplessità nella formazione dei diminutivi riguardano i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette quando nel tema della parola è presente la vocale i: ufficietto o ufficetto? Inutile, in questi casi, ricorrere al cosiddetto orecchio; la musica spesso (anzi, quasi sempre) non ci viene in aiuto. Togliamo subito il dubbio: senza la i, ufficetto. Nella formazione del diminutivo la i - puro segno grafico - non occorre per conservare il suono palatale alla consonante c.
Esulare...
Il verbo esulare significa andare (volontariamente) in esilio. È, infatti, il latino exsulare, derivato di exsul (esule). Exsul, a sua volta, è composto con la preposizione ex (fuori) e il sostantivo solum (terra, suolo); in senso proprio: che sta fuori dalla terra (di origine).
I vocabolari lo attestano anche con uso figurato nel significato di essere escluso, non essere compreso, non avere attinenza e simili: questo argomento esula dal tema in oggetto.
È un uso, questo, da non seguire se si ama il bel parlare e il bello scrivere. Non si dica, per esempio: questo affare esula dalle mie competenze ma, correttamente, non rientra, non fa parte (e simili) delle mie competenze.
Una curiosità. Il vocabolario Sabatini Coletti in Rete non attesta il significato proprio del verbo:
esulare [e-su-là-re] v.intr. (aus. avere; èsulo ecc.) [sogg-v-prep.arg]
• Essere estraneo, non direttamente dipendente da qlco.: questa decisione esula dalla mia volontà
• sec. XIV
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