Il bastardo

I vocabolari dicono che con la voce bastardo si intende colui che è «nato da genitori non legittimamente coniugati». Perché? Lapalissiano.
Originariamente questi figli erano concepiti sul basto, vale a dire sulla «rozza sella imbottita per muli e asini».
E sempre a proposito di basto, vediamo alcuni modi di dire riportati dal "Gabrielli 2008":

Animale da basto, uomo destinato a sopportare pesi e fatiche d'ogni sorta
Mettere il basto a qualcuno, ridurlo in soggezione
Non portare il basto a nessuno, non tollerare imposizioni, non essere schiavo di nessuno
Essere da basto e da sella, essere adatto ai lavori più diversi

21-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


I lungoteveri

Molti sono convinti del fatto che lungotevere nella forma plurale resti invariato. L’invariabilità – secondo costoro – è giustificata dal fatto che non ci possono essere più Teveri: Il lungotevere, i lungotevere.

No, le cose non stanno affatto così. Una regola grammaticale stabilisce che i nomi composti di una preposizione e un sostantivo formano il plurale regolarmente: il lungomare, i lungomari; il lungolago, i lungolaghi. Questa regola si applica anche con i nomi dei fiumi (anche se il fiume è uno): il lungarno, i lungarni; il lungadige, i lungadigi; il lungotevere, i lungoteveri. Resta invariato solo il lungopò (e in questo caso il Po va accentato).

A proposito di fiumi è interessante notare che fino al secolo scorso, per l’esattezza fino alla Grande Guerra, il fiume Piave era considerato di genere femminile per la terminazione in e tipica di buona parte dei sostantivi femminili. Si diceva e si scriveva, dunque, la Piave. La mascolinizzazione si deve alla famosa Canzone del Piave di E. A. Mario e, con molta probabilità, anche per l’influsso di tutti gli altri nomi maschili di fiumi.

18-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


La cravatta

Due parole due, sulla cravatta, cioè su un complemento del vestiario maschile che sembrava scomparso con l’avvento dell’americanizzazione posbellica, ma tornato prepotentemente di moda anche tra i giovanissimi.
La cravatta, dunque, ha mutuato il nome dai Croati; in origine, infatti, si chiamava “croata”. Il termine, però, è giunto a noi attraverso il francese cravate in quanto i Francesi presero questo capo d’abbigliamento quando Luigi XIV, il Re Sole, istituì un reggimento di cavalleria leggera formata di Croati.
Questi soldati mercenari, noti anche in Italia – terra di conquista di tutti i popoli – avevano una divisa costituita di un dòlman rosso con alamari, un peloso colbacco e, caratteristica originale, una vistosissima striscia di lino bianco annodata attorno al collo.
Questa sciccheria piacque moltissimo al sovrano francese tanto che volle che tutte le sue truppe fossero dotate di croate, divenuto in seguito, per corruzione popolare, cravate, donde la nostra cravatta. Oggi le persone che credono di parlar bene dicono ancora corvatta, a noi sembra puro snobismo. Da molto tempo, ormai, il termine è stato relegato nella soffitta della lingua. I gusti, però, sono gusti…

16-08-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




I nostri siti
En français
In english
In Deutsch
En español
Em portugues
По русски
Στα ελληνικά
Ën piemontèis
Le nostre applicazioni mobili
Android