Il prefisso e la stampa
Continua la nostra crociata contro la malalingua della carta stampata e no. Il titolo di questo settimanale in rete contiene uno strafalcione che grida vendetta: super potenza. In lingua italiana, non in quella cispadana, i prefissi si scrivono attaccati (mai staccati o con il trattino) alla parola che segue. Correttamente, quindi, superpotenza.
In proposito vediamo cosa dice il Treccani in rete:
«super- pref. (dal lat. super-, super “sopra"). -
1. Con valore locale, forma pochi agg. e sost., nei quali significa “sopra, che sta sopra" (come in superglottico, superumerale) o, più raram., “superficiale" (come in superfinitura).
2. Esprime addizione, sovrapposizione (come in superstrato, superinfezione) o processo o condizione in eccesso rispetto al normale (superalimentazione, superallenamento).
3. Col sign. generico di “che sta sopra, che va oltre, che supera", indica il superamento di un certo limite (come in superalcolico, supersonico), il superamento di determinati caratteri (supernazionale, superpartitico), una posizione preminente (supervisione, superarbitro) o assolutamente preminente (come in superuomo).
4. Per sviluppo del sign. prec., forma numerosi sost. e agg. ai quali conferisce valore superlativo: supercinema,
superbollo, supergigante, supermercato; superbianco, superdissetante».
Vediamo, anche, come alcuni vocabolari scrivono il termine in questione: Gabrielli:
«superpotenza: (su-per-po-tèn-za) s.f.
Stato dotato di un grande potenziale bellico, spec. di tipo atomico, e di un grande apparato industriale, che gli conferiscono...»
De Mauro: «superpotenza.
Stato militarmente ed economicamente molto forte, che esercita un'influenza notevole sugli eventi e
sulla politica internazionale»
Sabatini Coletti: «superpotenza (su-per-po-tèn-za) s.f.
• Stato che possiede un imponente apparato industriale e bellico (spec. nucleare).
Cinquantaseenne o cinquantaseienne?
Il suffisso -enne, dal latino ennis, tratto da annus (anno), con il significato che ha tot anni ( un cinquantaquattrenne, cioè una persona che ha 54 anni) è causa di perplessità con i numeri composti con il sei: cinquantaseenne o cinquantaseienne? La “i" ci vuole o no?
Non tutti i vocabolari concordano. Alcuni sono pilateschi (ammettono entrambe le grafie), altri attestano solo la grafia senza la i (cinquantaseenne), altri ancora solo con la i (cinquantaseienne). Come comportarsi, allora?
Il suffisso “-enne" si unisce al numero dopo aver tolto a quest'ultimo la vocale finale: cinquantotto, cinquantott, cinquantottenne; trenta, trent, trentenne. Da cinquantasei (o da sessantasei ecc.), togliendo, quindi, la vocale finale resterà cinquantase cui si aggiungerà il suffisso -enne: cinquantaseenne.
Vediamo, ancora. Ottantaseenne, quarantaseenne, ventiseenne. Non si toglie la vocale finale con i numeri composti con il tre: trentatreenne, settantatreenne, novantatreenne.
Il «massacro» della lingua italiana
Due parole, due, su due termini che — a nostro modo di vedere — coloro che amano il bel parlare e il bello scrivere dovrebbero adoperare — come usa dire — con le pinze. Sappiamo già che quanto stiamo per scrivere aprirà il balletto delle contestazioni. Ma tant'è.
Cominciamo con il primo vocabolo, massa, che come recitano i vocabolari indica un aggregato informe di elementi materiali della stessa specie; quantità di materia che si presenta o si considera come un insieme più o meno compatto. Questa è, infatti, l'accezione primaria. Oggi è invalso l'uso (riportato anche dai dizionari) di adoperare il termine in senso figurato: cultura di massa, comunicazioni di massa e simili. A nostro avviso questo sostantivo dovrebbe essere riservato esclusivamente alla terminologia della fisica. Non riteniamo ortodosse, quindi, le espressioni andare in massa; la gente si è ribellata in massa; educare le masse; le masse orchestrali e locuzioni simili. In questi casi ci sono espressioni più appropriate: andare tutti assieme; la gente si è ribellata tutta, unanimemente; educare la gente, il popolo; il complesso orchestrale.
E veniamo al secondo termine che è un vero e proprio francesismo: massacre (macelleria). Ci sono parole, proprie della nostra lingua, che esprimono lo stesso concetto del francese massacro. C'è solo l'imbarazzo della scelta: eccidio; sterminio; genocidio; macello; strage; carneficina; distruzione; scempio. Lo stesso discorso per quanto attiene al verbo massacrare e al sostantivo massacratore. Il verbo ‘barbaro' si può sostituire con: sterminare; fare scempio; trucidare e simili. Il sostantivo con i vocaboli italiani: trucidatore; sterminatore e via dicendo. Non continuiamo, insomma, a... “massacrare" il nostro idioma gentil sonante e puro, per dirla con Vittorio Alfieri.
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