Divisa da o divisa di?
«Il vigile del selfie in divisa da SS reintegrato dopo la sospensione». Questo titolo di un quotidiano in rete contiene un errore che grida vendetta: in divisa DA SS. La preposizione corretta, da usare, è di: divisa DI Ss.
Si tratta di un normalissimo complemento di specificazione. La preposizione di specifica, infatti, di quale divisa si tratta.
Diamo la parola al Treccani:
« (...) Abito di foggia e colore particolare che viene indossato dagli appartenenti a una determinata categoria, perché siano facilmente distinguibili e riconoscibili; livrea, uniforme. Oggi, il termine designa più comunem. l'uniforme militare o di corpi militarizzati, di forze di polizia, e sim.: indossare la d., presentarsi in d.; onorare la propria d.; d. di ufficiale di fanteria; d. di aviere; la d. dei marinai, dei bersaglieri; d. di vigile urbano, di vigile del fuoco, di guardia giurata, ecc.; più raramente, l'uniforme di altre organizzazioni, di una società, di un corpo, ecc.: d. di accademico, di collegiale, di portiere (...)».
Mancare un venerdì
«Gentilissimo dott. Raso,
mi piacerebbe conoscere il motivo per cui si dice “mancare di un venerdì” riferito a una persona un po' strana, bizzarra.
Nel dizionario dei modi di dire del “Corriere della Sera" in rete ho trovato il significato ma non il perché si dice, faccio il copincolla: “essere una persona strana, eccentrica, stravagante, bizzarra, che ragiona in modo tutto particolare, a volte incomprensibile o non condiviso dalla maggioranza. Anche apparire poco normali, e per estensione, essere pazzi”. Spero in lei.
La ringrazio anticipatamente e mi complimento per il suo meraviglioso libro, «Un tesoro di lingua», dal quale sto imparando molte cose.
Cordialmente.
Osvaldo A.
Cesena»
Cortese Osvaldo, l'origine del modo di dire non è chiara, si fanno solo delle ipotesi. Io ne azzardo una.
L'espressione (si dice anche “mancare un giovedì”) potrebbe trarre origine dal fatto che il venerdì (e il giovedì) è il giorno centrale della settimana; mancando questo giorno la settimana sarebbe incompleta e, quindi, non sana.
Una persona alla quale “manca un venerdì” — in senso figurato — è, per tanto, una persona incompleta, non sana sotto il profilo psicologico.
Un po' di coraggio linguistico
Invitiamo gli amici della carta stampata (e no), che spesso bacchettiamo per i loro orribili strafalcioni, che gridano vendetta al cospetto del Divino, ad avere un po' di coraggio linguistico nel femminilizzare i sostantivi indicanti professioni fino a qualche anno fa riservate esclusivamente agli uomini.
Lo spunto ci viene dato da un titolo che campeggiava sulle pagine di un giornale in rete: “Padova, rugbista travolge l'arbitro donna: sospeso tre anni”. Se invece di arbitro donna avessero scritto l'arbitra, femminilizzando, appunto, il sostantivo arbitro qualcuno, forse, avrebbe gridato allo scandalo, ma avrebbero dimostrato, al contrario, di avere coraggio linguistico da vendere.
Perché, dunque, l'arbitra dovrebbe scandalizzare e la sindaca, l'avvocata, la ministra, l'impiegata, la soldata, l'architetta e la sarta no? Si femminilizzino, quindi, tutti i nomi di professioni che riguardano le donne, naturalmente rispettando le norme grammaticali che regolano la formazione del femminile.
Se non cadiamo in errore anche l'Accademia della Crusca è su questa linea.
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