Perché intrattenere e non intratenere?

Ci scrive Rossano V. da Parma: «Cortese dott. Raso, a proposito di “imprecisioni linguistiche”, lei sostiene che “intravedere” si scrive solo con una “v” perché il prefisso “intra—“ non richiede il raddoppiamento sintattico. “Intravvedere”, anche se forma riportata da alcuni vocabolari, sarebbe grafia errata. Come spiega, allora, “intrattenere” e altri verbi che ora non mi sovvengono tutti scritti, rigorosamente, con la consonante raddoppiata dopo "intra"? Grazie e cordiali saluti».

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Gentile Rossano, il verbo da lei citato si deve scrivere necessariamente con la doppia consonante perché non è composto con il prefisso intra-, che non richiede, appunto, il raddoppiamento della consonante che segue. Il verbo in questione è formato con il prefisso in- e trattenere (in-trattenere).

18-10-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Detenere? Sì, ma... attenzione

Siamo sicuri che quanto stiamo per scrivere farà storcere il naso ai così detti grandi della lingua, che dissentiranno totalmente; ma andiamo avanti ugualmente convinti della giustezza della nostra tesi. Intendiamo parlare dell’uso improprio, ma forse sarebbe meglio dire errato, del verbo detenere.
Il significato proprio del suddetto verbo è tenere qualcuno o qualcosa presso di sé abusivamente, e anche tenere prigioniero. Le persone rinchiuse in carcere non si chiamano, infatti, detenuti?
La stampa, ma non solo questa, usa il predetto verbo con il significato di detenere un primato e simili: Caio detiene il primato in questa disciplina.
In questi casi i verbi da adoperare correttamente, secondo i… casi, sono possedere, avere, conquistare, vantare, conservare: Sempronio vanta il primato da due stagioni. Analogamente il detentore sarà possessore, primatista e simili.

etimo.it – detenere

17-10-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Aguzzarsi il palo sulle ginocchia

Il modo di dire che avete appena letto si riferisce a colui che, per imprudenza, pigrizia o sbadataggine, si autoprocura un danno, fisico o morale.

L’espressione si rifà ai tempi in cui le recinzioni erano fatte con i pali di legno conficcati nel terreno. Questi dovevano essere bene appuntiti a un’estremità.

Questa operazione veniva eseguita a mano, a colpi d’accetta, e l’imprudente o il distratto che lavorasse il legno tenendolo sulle ginocchia correva il rischio di farsi del male.

16-10-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink